Estratti da Canti erotici dei Primitivi di Alfonso di Nola - Ed. Garzanti
il tuo nome io mormoro come un rosario.
Se fossi libero,
ti visiterei ogni sera,
ogni notte profonda
che ha riflessi dorati
avanzo lungo le solitarie colline
dal colore di crema;
e di là la vallata si stende.
Che alla vallata, dietro gli alberi di tehak,
mi sia dato arrivare
quando il giorno declina;
Sogno lei, l'adolescente
che amo fra tutte,
lei che m'attende, più bella di antilope nutrita con frutti di acacia.
A te penso
e con le redini batto la bestia,
con lo staffile che duole sui fianchi.
il rimedio che vuole l'amore
tu lo possiedi,
tu lo possiedi.
I giovani, al convegno galante,
ti circondano.
Deh, prendine uno,
uno prendine.
In mezzo a loro scegli
quello che ami,
ma subito, subito.
femmina dalla testa di muflone
che la notte ha trascorso a pascolare
accosciata presso le pietraie,
orrndo pel fetore che promana.
Scivoli ora nell'accampamento come istrice
cui l'ocra gialla imbelletta il volto.
Se ti staffila violenta la foia,
se, insaziata, non hai freno o misura,
eccoti Labeidu, il mio schiavo
che nasconde il viso nel velo elegante,
che splendide ha vesti
pronto ogni sera a venire nel tuo accampamento.
Lui ti invierò,
o tu che vuoi lo stallone pronto ogni ora alla monta.
Da lui avrai un figlio dalla testa caprigna,
un vigoroso mulatto dalle membra volgari.
Oh Allah mio Signore
che maturi i frutti d'autunno!
Concedimi Tasadit
dalle vesti adorne.
O Allah mio Signore
che hai creato i granati!
Concedimi Tasadit
dalle ciglia ben tinte.
Oh Allah mio Signore
che hai creati i pomi!
Ispira Yamina
che mi dica:vieni!
Oh Allah mio Signore
ce hai creato i peri!
Concedimi El Yasmin
dalle arcuate sopracciglia.
Oh Allah mio Signore
che hai creato le cotogne!
Concedimi Dehabia, -
possa ella divenir vedova!
l'onore è ormai venduto
Chi vuole mammelle,
vada a Taza
O tu che sei tutta un vezzo,
mi fai morire di dolcezza!
Stanotte dormiamo insieme,
domani ce ne andremo.
O voi, cui ancora il ventre è intatto,
lasciatemi la mia porzione!
Con voi possa io dormire fino al mattino
e il mio cuore sarà sazio.
Titem, o Titem
dalla variopinta citura!
Sei un doce pomo
innestato alla radice!
Alla fonte la incontrai.
Mi diede da bere.
La ghermii per il piccolo collo,
la baciai a mio piacimento.
A casa sono sola.
A terra il tappeto ci attende.
Candida ho pelle come un pezzo di stoffa.
Ti darò per merenda il merchouch.
Me poi avrai per cibo notturno.
Signora di collane pendenti,
collane profumate, collane di vetro,
che fino alla cintura pendono,
o Yasmine, mia diletta,
argento ornato di ceselli!
Ogni altra ha frutti maturi.
Tu sola li conservi acerbi.
- Oh te! Quello che cerco dammelo!
la cosa che desidero concedimela!
- Oh tu, Alfil, prestami ascolto, stai attento alla mia parola.
Ciò che le termiti divoreranno per niente a te l'offro.
Perchè la desideri, te la dono.
Tua madre t'ha nutrita,
t'ha allevata,
t'ha venduta,
per una misura d'orzo,
per una misura di grano.
II
Membrum tibi virile!
Membrum tibi magnum!
Membrum!
Membrum tibi magnum!
Te findet!
Te findet!
- La pernice si è posata docemente!
Il falcone su di lei si è lanciato,
ma ella ha trovato nei lentischi riparo.
- Egli ha detto:
Le farò un tatuaggio sul pube!
Scelgano pure gli altri le femmine oneste.
Noi avremo quelle di mala vita
che si danno in piedi come le vacche.
Come i pulcini nelle ceneri razzolano,
saltellano sopra le siepi come capre selvatiche.
che porto sul petto?
O giovani, venite!
Ciò che bramate
è al di sotto della mia cintura.
La nebbia stilla una rugiada di fresco latte.
La iena ulula, l'anziano della foresta risponde.
L'ora è pur dolce per l'incontro discreto
con l'amico che ha chiara la pelle.
da un amante che mi respinga!
Fa che io sia l'amato ed ella la mia diletta.
L'innamorato guarda pensoso alla luce del tramonto.
Un giorno ella fu una fanciullina, io un acerbo mandriano:
ora è divenuta una donna splendida
dai turgidi fianchi,
io mi son fatto un giovane dalla chioma fluente.
Cade lungi la pioggia
sulla piana di 'Erota.
Bagna la fanciulla
che sulla coscia porta un talismano.
L'ava e sua madre
su di lei versano aromi.
Di vesti fino ai piedi cadenti
la coprono.
Oh sorte, ove mai tu potessi posare verso di lei,
e veder morto il suo amante!
XI
Cade lungi la pioggia
nella terra di 'Em-Bahara.
Ha corpo agile di gazzella
non ancora sazia di pascolo.
O indicibile sorte di colui
che giorno e notte giace presso di lei
senza riceverne insulto o mala parola.
XII
Cade lungi la pioggia
sui campi di Felle-etat
Io l'ho sognata stanotte
come se accanto mi fosse.
E, al primo risveglio,
invano cercai dove era svanita.
I
Vieni, o mio Hassan!
Il nostro villaggio è aggrappato a un poggio
piantato di saro.
Alto è il Gadam sul paese,
alto è Hassan in mezzo agli uomini.
II
Per un anno l'ha posseduta, -
vergine l'ha lasciata,
inetto a padroneggiare
una giovenca di vacca rossigna.
III
Penem quidem expete,
pro! vulva laboro.
E fossi io un bue,
un bue bello e caparbio.
Mi compra il mercante,
mi sgozza,
al mercato offre la pelle distesa.
La donna dappoco dopo molto parlare,
nel mucchio mi lascia.
Ma, oh, lei no, la bella fanciulla
mi compra,
mi versa di sopra i profumi soavi.
E, a lei avvolto, possa io passare la notte,
e il pomeriggio passare.
Se viene il marito, - "E' una pelle morta!" - ripete.
Io intanto posseggo così la mia amata.
Mi prestano solo un piatto, un mortaio.
Oh, fossi io un'aquila,
un uccello da preda!
Lo ruberei.
I
Una volta eravamo camerate,
ma ora vi do ordini
perchè son un uomo - vedete -
e ho in mano il coltello
e vi opero.
La vostra clitoride, che custodite sì gelosemente,
io la strapperò, la getterò a terra,
perchè oggi sono un uomo, oggi.
Ho il cuore di pietra:
altrimenti non potrei operarvi.
Dopo vi cureranno la ferita,
ed io saprò molte cose:
conoscerò quelle che si curano,
quelle che si trascurano.
II
Non parlate in tal modo, sorelle.
Il mio cuore è impaurito.
Ho grande terrore.
Se potessi mutarmi in uccello!
Come presto me ne volerei!
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