Estratti da Canti erotici dei Primitivi di Alfonso di Nola - Ed. Garzanti


AFRICA




Tuareg


Kauila

,


Kauila

il tuo nome io mormoro come un rosario.

Se fossi libero,

ti visiterei ogni sera,

ogni notte profonda


Sulla mia cammella saura

Sulla mia cammella saura

che ha riflessi dorati

avanzo lungo le solitarie colline

dal colore di crema;

e di là la vallata si stende.

Che alla vallata, dietro gli alberi di tehak,

mi sia dato arrivare

quando il giorno declina;

Sogno lei, l'adolescente

che amo fra tutte,

lei che m'attende, più bella di antilope nutrita con frutti di acacia.

A te penso

e con le redini batto la bestia,

con lo staffile che duole sui fianchi.


Oh, Nanna


O, Nanna,

il rimedio che vuole l'amore

tu lo possiedi,

tu lo possiedi.

I giovani, al convegno galante,

ti circondano.

Deh, prendine uno,

uno prendine.

In mezzo a loro scegli

quello che ami,

ma subito, subito.


Ti dirò una parola soltanto


Ti dirò una parola soltanto,

femmina dalla testa di muflone

che la notte ha trascorso a pascolare

accosciata presso le pietraie,

orrndo pel fetore che promana.

Scivoli ora nell'accampamento come istrice

cui l'ocra gialla imbelletta il volto.

Se ti staffila violenta la foia,

se, insaziata, non hai freno o misura,

eccoti Labeidu, il mio schiavo

che nasconde il viso nel velo elegante,

che splendide ha vesti

pronto ogni sera a venire nel tuo accampamento.

Lui ti invierò,

o tu che vuoi lo stallone pronto ogni ora alla monta.

Da lui avrai un figlio dalla testa caprigna,

un vigoroso mulatto dalle membra volgari.


Kabili


Oh Allah mio Signore


Oh Allah mio Signore

che maturi i frutti d'autunno!

Concedimi Tasadit

dalle vesti adorne.


O Allah mio Signore

che hai creato i granati!

Concedimi Tasadit

dalle ciglia ben tinte.


Oh Allah mio Signore

che hai creati i pomi!

Ispira Yamina

che mi dica:vieni!


Oh Allah mio Signore

ce hai creato i peri!

Concedimi El Yasmin

dalle arcuate sopracciglia.


Oh Allah mio Signore

che hai creato le cotogne!

Concedimi Dehabia, -

possa ella divenir vedova!


O mia diletta


Oh mia diletta,

l'onore è ormai venduto

Chi vuole mammelle,

vada a Taza


O tu che sei tutta un vezzo,

mi fai morire di dolcezza!

Stanotte dormiamo insieme,

domani ce ne andremo.


O voi, cui ancora il ventre è intatto,

lasciatemi la mia porzione!

Con voi possa io dormire fino al mattino

e il mio cuore sarà sazio.


Titem, o Titem

dalla variopinta citura!

Sei un doce pomo

innestato alla radice!


Alla fonte la incontrai.

Mi diede da bere.

La ghermii per il piccolo collo,

la baciai a mio piacimento.


Vieni - mi ha detto - o mio amato


Vieni - mi ha detto - o mio amato.

A casa sono sola.

A terra il tappeto ci attende.

Candida ho pelle come un pezzo di stoffa.

Ti darò per merenda il merchouch.

Me poi avrai per cibo notturno.


Signora di collane pendenti,

collane profumate, collane di vetro,

che fino alla cintura pendono,

o Yasmine, mia diletta,

argento ornato di ceselli!

Ogni altra ha frutti maturi.

Tu sola li conservi acerbi.


Baghirmi


Uomo:

- Oh te! Quello che cerco dammelo!

la cosa che desidero concedimela!


Donna:

- Oh tu, Alfil, prestami ascolto, stai attento alla mia parola.

Ciò che le termiti divoreranno per niente a te l'offro.

Perchè la desideri, te la dono.


Uargla


Insulti epitalamici


I

Tua madre t'ha nutrita,

t'ha allevata,

t'ha venduta,

per una misura d'orzo,

per una misura di grano.


II

Membrum tibi virile!

Membrum tibi magnum!

Membrum!

Membrum tibi magnum!

Te findet!

Te findet!


Berberi del Rif


Che le dirò mai, o mio sceicco


Che le dirò mai o mio sceicco?

- La pernice si è posata docemente!

Il falcone su di lei si è lanciato,

ma ella ha trovato nei lentischi riparo.


- Egli ha detto:

Le farò un tatuaggio sul pube!

Scelgano pure gli altri le femmine oneste.

Noi avremo quelle di mala vita

che si danno in piedi come le vacche.

Come i pulcini nelle ceneri razzolano,

saltellano sopra le siepi come capre selvatiche.


Che mai sono questi pomi


Che mai sono questi pomi

che porto sul petto?

O giovani, venite!

Ciò che bramate

è al di sotto della mia cintura.


Bari


Il cielo intristisce nel tetro blu della ghinea


Il cielo intristisce nel tetro blu della ghinea.

La nebbia stilla una rugiada di fresco latte.

La iena ulula, l'anziano della foresta risponde.

L'ora è pur dolce per l'incontro discreto

con l'amico che ha chiara la pelle.


'Ad-Temariam


Guardami mio Signore


Guardami mio Signore,

da un amante che mi respinga!

Fa che io sia l'amato ed ella la mia diletta.

L'innamorato guarda pensoso alla luce del tramonto.

Un giorno ella fu una fanciullina, io un acerbo mandriano:

ora è divenuta una donna splendida

dai turgidi fianchi,

io mi son fatto un giovane dalla chioma fluente.


Marya


Cade lungi la pioggia


I

Cade lungi la pioggia

sulla piana di 'Erota.

Bagna la fanciulla

che sulla coscia porta un talismano.

L'ava e sua madre

su di lei versano aromi.

Di vesti fino ai piedi cadenti

la coprono.

Oh sorte, ove mai tu potessi posare verso di lei,

e veder morto il suo amante!

XI

Cade lungi la pioggia

nella terra di 'Em-Bahara.

Ha corpo agile di gazzella

non ancora sazia di pascolo.

O indicibile sorte di colui

che giorno e notte giace presso di lei

senza riceverne insulto o mala parola.

XII

Cade lungi la pioggia

sui campi di Felle-etat

Io l'ho sognata stanotte

come se accanto mi fosse.

E, al primo risveglio,

invano cercai dove era svanita.


Saho


Vieni, o mio Hassan!


I

Vieni, o mio Hassan!

Il nostro villaggio è aggrappato a un poggio

piantato di saro.

Alto è il Gadam sul paese,

alto è Hassan in mezzo agli uomini.

II

Per un anno l'ha posseduta, -

vergine l'ha lasciata,

inetto a padroneggiare

una giovenca di vacca rossigna.

III

Penem quidem expete,

pro! vulva laboro.


Galla


E fossi io un bue


E fossi io un bue,

un bue bello e caparbio.

Mi compra il mercante,

mi sgozza,

al mercato offre la pelle distesa.

La donna dappoco dopo molto parlare,

nel mucchio mi lascia.

Ma, oh, lei no, la bella fanciulla

mi compra,

mi versa di sopra i profumi soavi.

E, a lei avvolto, possa io passare la notte,

e il pomeriggio passare.

Se viene il marito, - "E' una pelle morta!" - ripete.

Io intanto posseggo così la mia amata.


Bantu


Un bambino non vogliono darmelo in prestito


Un bambino non vogliono darmelo in prestito.

Mi prestano solo un piatto, un mortaio.

Oh, fossi io un'aquila,

un uccello da preda!

Lo ruberei.


Manja


Una volta eravamo camerate


I

Una volta eravamo camerate,

ma ora vi do ordini

perchè son un uomo - vedete -

e ho in mano il coltello

e vi opero.

La vostra clitoride, che custodite sì gelosemente,

io la strapperò, la getterò a terra,

perchè oggi sono un uomo, oggi.

Ho il cuore di pietra:

altrimenti non potrei operarvi.

Dopo vi cureranno la ferita,

ed io saprò molte cose:

conoscerò quelle che si curano,

quelle che si trascurano.

II

Non parlate in tal modo, sorelle.

Il mio cuore è impaurito.

Ho grande terrore.

Se potessi mutarmi in uccello!

Come presto me ne volerei!




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