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A proposito di fichi, circola una storiella. A farne le spese sono gli
abitanti di Meschia, frazione di Roccafluvione. Due amici erano andati a
rubarli nottetempo. A un certo punto, uno domanda: "Chëmpà, tu
quantë të në jé magnatë?" Risponde: "Na
dëcina." L'altro: "Biata te! I ancora, nnë në pozzë
fënì una." Incredibile ma vero. Dove il tronco si biforcava,
pendeva una grossa zucca. Tanta era l'oscurità e, soprattutto, la
fame, che uno dei ladruncoli l'aveva scambiata... per un fico. E dagli a
mordere...
Circola nell'ascolano un esempio di rara pazienza. Marito e moglie.
Questi si era messo in testa l'idea di far perdere, prima o poi, la calma
alla propria consorte, nota per la sua eccezionale pazienza. Gliene
combinava di tutti i colori, ma inutilmente. Un giorno d'estate, dopo la
fatica della mietitura, giunse ad appiccare il fuoco ad una bica. La
consorte, senza scomporsi, si avvicinò per scaldarsi e disse:
"Scì cuntiéntë, maritë mié; lu fuochë
è buonë l'istatë e li mmèrnë.
Un tempo, forse, i condimenti costavano più degli ovini. Uno dei
condimenti necessari alla preparazione era lo "nzamì". In proposito
si racconta un episodio. Un pastorello, tornando a casa dopo che gli si era
spallato un montone, dice al padre: "O bbà, sògna
scurtëcà lu crastò pë cocëlu!",
"Véntëlu, essë cë vo' truoppë nzamì."
Dicono che sia successo a Meschia di Roccafluvione. Un contadino aveva raccolto
una grossa zucca. Un tale, più astuto, gli dice: "Entrë a chiscë
cë nascë li sëmarë". Tutto contento si avvia verso casa.
Ma ad un tratto incespica, la zucca gli sfugge dalle mani, rotola per una
balza, batte forte contro una quercia e si frantuma. Di sotto la quercia fugge
spaventata una lepre. Una tortora tuba tranquilla: "Pru-pru! Pru-pru!". Il
contadino la rimbrotta: "Zitta! Ca lu sëmarittë é lu mié,
mica lu tuò".
Questi animaletti sono coinvolti in una storia che punge gli abitanti
di Meschia di Roccafluvione. Costoro ebbero un'idea geniale: il sale costa
e pesa sul borsellino delle fa miglie. Perchè allora non piantarlo?
Fu più lungo dirlo che farlo. Immediatamente lo comprano e lo
seminano. Ma nel campo non nasceva niente. Di chi la colpa? Un cervellone
sospetta: "E' li rigghië!". Tutti gridarono: "Sogna 'mmazzalli".
Nottetempo ecooli nel campo armati di fucili. All'improvviso un grilletto,
ignaro, salta sul dorso di un cacciatore; un altro cacciatore, che segue a
poca distanza, non ci pensa due volte, prende la mira, spara e dice:
"Unë dë lorë e unë dë li nuostrë".
Successe, molto tempo fa, ad Ascoli. Un contadino faceva trotterellare
il suo somaretto sul marciapiede. Un vigile mlto zelante gli dice: "Lei
è in contravvenzione. Il marciapiede è riservato ai pedoni!"
Il contadino risentito, ribatte: "Bbé? Lu sëmarë chë
porta li ròtë?"
A proposito di ravioli, è famosa Favalanciata, frazione di
Acquasanta. I suoi abitanti ne sono ghiotti. Nel passato, le donne li
confezionavano in dimensioni spropositate. Si racconta che un giorno, non
si sa come, un raviolo sfuggì di mano a un tale; rotolò per
un bel tratto e finì sulla Salaria. Di lì a poco passò
la corriera. Niente da fare. Il raviolo la bloccò in mezzo alla
carreggiata!
Vi fu uno screanzato famoso a Sala di Roccafluvione. Trovandosi in
comitiva, nelle feste, nei rinfreschi, era sempre il primo ad allungare la
mano sulle vivande per prendere le porzioni più grosse. In tempo di
carnevale, alcuni amici gli giocarono uno scherzo assai appropriato. Si
organizzò una festa da ballo. Al termine fu servito un grosso piatto
di ravioli. Sopra ne fu posto uno di eccezionali dimensioni, ma pieno di
semola. A quel tale non sembrò vero di allungare per primo la mano.
Ma subito dovette capire la lezione!
Per comprendere la storiella è necessario conoscere il
significato del verbo dialettale "sëmà": diminuire gradualmente
il numero delle maglie nei lavori con l'agucchio, per restringere il pezzo
lavorato. Per estenzione si riferisce anche alla luna piena che comincia a
nascondere la faccia, cioè a calare. Esiste infatti il detto
popolare "Séma comë la luna dë Meschia", ed è
riferito alla storia seguente.
E' una storiella pungente e campanilistica e, come è spesso
accaduto, è riferita agli abitanti della ormai famosa Meschia. Gli
abitanti di questa frazione, nel vedere la luna piena, grande nel cielo,
una volta esclamarono: "Che pizza! Noi ne faremo una più grande!"
Detto fatto. Di notte ecco molte donne al lavoro, ed ecco sopra un tufo
un'enorme pagnotta rotonda! Gli uomini si affrettarono a fisarla sopra una
grande quercia. E' o non è come la luna? Ma un astuto colono, la
notte successiva, andò, salì, tagliò e
mangiò... E così fece altre volte. Che meraviglia! La luna
calante! ("la luna mò sema"). Ma purtroppo, gli abitanti di Meschia,
non rividero la loro luna crescente.
Per questa ragione si può anche ricorrere all'avvocato. Furono
gli abitanti di Meschia di Roccafluvione, frazione ad ovest di Ascoli.
Recandosi nel capoluogo, di mattino, avevano sempre il sole di fronte ("lu
solë cë sta dë faccia"); tornando a casa nel pomeriggio si
verificava la stessa cosa. Decisero di andare da un uomo di legge per
interrogarlo sul da farsi. L'astuto avvocato rispose: "Venite di pomeriggio
in Ascoli e al mattino tornate alle vostre case. Vi assicuro che il sole
non l'avrete più in faccia". L'avvocato incassò la somma per
l'illuminato consiglio e gli abitanti di Meschia andavano in Ascoli
pë passëggià sotta a li Loggë, in altre parole
per perdere tempo, non potendo concludere in quelle ore del giorno nessun
affare.