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Parlano
di "guerra santa". Siamo piombati in un nuovo medioevo. Le crociate
programmate al computer. Riccardo Cuor di Leone ha attraversato l'oceano, porta
una bandiera a stelle e strisce.
Due torri del suo castello sono state abbattute dagli infedeli e adesso tutto
il regno è pronto a combattere per punire i responsabili.
Dicono che il mondo non sarà più lo stesso. E' vero, sarà
più brutto, la guerra riesce ad abbruttire ogni cosa, perfino l'autunno.
UNA
VITA FATTA DI PAURE, DI DIVIETI, DI FAME
22 settembre
Ieri il presidente degli Stati Uniti ha detto che sarà una guerra lunga
e dura. Ha detto anche che in questa guerra Dio non è neutrale ma protegge
gli Stati Uniti. Ho rabbrividito.
In questi giorni vediamo in continuazione immagini di quel lontano paese,
quasi sconosciuto fino a ieri, che ci raccontano una vita fatta di paure,
di divieti, di fame.
I BAMBINI DELLA GUERRA
Occhi atterriti
sguardo smarrito
tacciono
i bambini della guerra.
Volti sporchi
pancia vuota
tacciono
i bambini della guerra.
Senza futuro
senza passato.
Solo il presente
Fame e dolore.
Non sorridono
molti non piangono
tacciono
i bambini della guerra.
Non mangiano
non giocano
tacciono
i bambini della guerra.
Urlate bambini!
Gridate forte,
fate tremare la terra,
fate più rumore delle bombe!
Urlate bambini,
fate capire
all'altra parte del mondo
che siete veri
che non siete immagini
di un telegiornale.
Urlate bambini,
fate sapere che ci siete
e volete continuare ad esserci!
CHI
E' LIBERO DI PECCATO CHE SCAGLI LA PRIMA PIETRA
24 settembre
Si comincia a parlare di armi chimiche e nucleari. A New York si vendono maschere
antigas a tutto spiano. Presto saremo tutti costretti a girare con quelle
cose davanti alla faccia?
Tutti dicono che l'attacco degli Stati Uniti è pronto, che può
partire da un momento all'altro. Ma quale attacco? Diretto a chi? Dicono che
sia una guerra contro il terrorismo, ma chi è il terrorismo? Dov'è?
Potrebbe essere ovunque, quindi chiunque potrebbe essere il bersaglio.
Dicono che il bersaglio è il terrorismo e tutti quelli stati che aiutano
e proteggono il terrorismo. Ci sono stati che non hanno mai collaborato col
terrorismo? Chi è libero di peccato che scagli la prima pietra.
Il Capo Supremo della
religione europea ha detto che la fede non può essere motivo di guerre
e conflitti armati, ma i primi atti di razzismo contro i musulmani non si
sono fatti attendere. Sono molti coloro che approfittano di questa situazione
per liberare i propri sentimenti di intolleranza razziale, sentendosi in qualche
modo avallati da quello che è successo.
Dopo tanti anni e tanti sforzi per cercare un'integrazione tra etnie, religioni,
culture, nel tentativo di eliminare dalla società i razzismi di ogni
tipo, in poche ore tutto è stato cancellato e adesso sembrerebbe che
ci sia "permesso di odiare" chi è diverso da noi.
Dalle due torri del castello di Riccardo Cuor di Leone ancora si alza il fumo.
Sono migliaia i morti: molti consiglieri economici del Re, rappresentanti
degli interessi dell'Impero, banchieri che finanziavano le campagne di liberazione
e conquista che l'Impero effettuava in altre zone del pianeta, ma anche gente
del popolo: semplici servitori, cuochi, spazzini, scriventi, segretarie, centralinisti
credevano che lavorando nel castello sarebbero stati sempre invulnerabili.
Adesso tutti abbiamo capito che l'invulnerabilità non esiste. Excalibur
è solo una fantasia.
"1984" AVEVA GIA' RACCONTATO TUTTO QUESTO
29 settembre
La tensione è enorme. Non ci sono ancora stati attacchi. La guerra
è nell'aria eppure nessuno dice chiaramente chi sono i contendenti.
O meglio, continuano a dire che si tratta della guerra del mondo contro il
terrorismo, ma allora perché si sta preparando un attacco contro un
paese determinato? In Afghanistan sono tutti terroristi? Anche i bambini?
Anche i neonati?
Bush ha detto che chi non sta con gli Stati Uniti sta con i terroristi, non
ci sono altre posizioni possibili. Quelli che ripudiamo il terrorismo e ripudiamo
la guerra, quelli che non crediamo nella guerra come strumento di giustizia,
quelli che pensiamo che l'attacco indiscriminato a tutto un popolo sia un
atto di vendetta e non di giustizia, nonché la strumentalizzazione
di una dolorosa tragedia ai fini di consolidare e rendere lecita e necessaria
un'egemonia di potere che di fatto esiste già, quelli che vorremmo
che si cercassero altri mezzi per fare vera giustizia, dove ci collochiamo?
Qual è il nostro posto?
Non voglio rassegnarmi a non esistere. Non voglio essere costretta a schierarmi.
Non voglio dover scegliere tra Bin Laden e Bush.
La superpotenza ha annunciato
che in questa lunga guerra il nemico potrà cambiare di volta in volta.
Non stanno inventando niente di nuovo. "1984" aveva già raccontato
tutto questo. Chi ha detto che George Orwell non era un vegente?
I crociati sono pronti. Abbracciano
le loro donne e s'imbarcano per il lungo viaggio. Sono convinti della loro
ragione, Dio è con loro.
I musulmani chiamano alla jihad, la guerra santa. Non hanno paura, Allah li
protegge. Sono convinti di fare il loro dovere nel combattere l'Occidente,
in quanto non islamico.
Il mondo assiste a queste crociate del Nuovo Medioevo attraverso i mezzi di
comunicazione. Si fanno analisi, previsioni, statistiche; si studiano probabili
strategie, si fanno ipotesi sulle armi che verranno utilizzate, sui territori
che dovranno essere attaccati; gli esperti ci raccontano la guerra che verrà.
E gli esseri umani restano fuori.
Nessuno calcola le vite che andranno perse. Tabù, di quello non si
parla. La gente comune potrebbe rendersi conto che quelle persone che cercano
di scappare, quei bambini dagli occhi impauriti, quei vecchi dai volti scolpiti
dalle rughe che in questi giorni vediamo di continuo in televisione fra qualche
giorno potrebbero non esistere più, come potrebbero non esistere più
quei coraggiosi giovani soldati del regno che partono, fieri e fiduciosi,
a combattere dall'altra parte del mondo.
IL PAESE DI SUPERMAN HA DUE PESI E DUE MISURE
4 ottobre
Ho letto l'articolo di Oriana Fallaci su quello che sta succedendo. Sono rimasta
sorpresa, e delusa, e arrabbiata. Ho sempre ammirato questa scrittrice così
coraggiosa, così lucida nelle sue analisi, così chiara nelle
sue idee, ma questa volta non posso essere d'accordo con lei quando attacca
apertamente e senza eccezioni un'intera cultura, quella islamica, e canta
lodi senza fine ad un'altra, quella statunitense.
Così, le ho risposto, e ho inviato la mia risposta al sito Internet
del Corriere della Sera, che l'ha pubblicata insieme a tante altre:
Sig.ra Fallaci:
Sono una sua assidua lettrice, perciò quando ho visto il suo articolo
sul giornale che qualcuno aveva lasciato sul tavolo di casa mia, mi sono messa
a leggerlo con autentica avidità, anche perché da molto tempo
non avevo "sue notizie".
Premetto che prima di leggere un suo libro per la prima volta ero piuttosto
prevenuta nei suoi confronti e questo perché, essendo nata e vissuta
fino ai 30 anni in Argentina (anche se di origini italiane, motivo per cui
ho la doppia cittadinanza) non avevo dimenticato lo scalpore generale e il
mio disappunto personale dopo che lei, nella sua visita in Argentina in piena
dittatura militare, quella per intenderci che ha fatto sparire 30.000 persone,
i tristemente celebri "desaparecidos", dichiarò che: "in
ogni argentino c'è un piccolo nano fascista".
E' chiaro che, non essendo dalla parte del regime militare che a quei tempi
reprimeva e massacrava il mio popolo, il suo commento mi ferì come
ferì tante, moltissime altre persone che cercavano di fare resistenza
al regime, con i pochi mezzi disponibili, in molti casi anche solo col pensiero,
che non è poco quando ti proibiscono perfino di parlare, di leggere,
di scrivere ciò che non sta bene alla dittatura.
Ebbene, nonostante questa mia diffidenza iniziale, decisi di leggere un suo
libro ("NIENTE E COSI SIA") e ne rimasi colpita. Fui subito conquistata
dal suo modo di scrivere, ma soprattutto dal suo modo di analizzare la realtà,
la storia, gli eventi che ci coinvolgono.
Dopo quello sono venuti altri libri e quando lessi "UN UOMO", che
io considero il suo massimo capolavoro, sentì di aver capito il perché
di quella sua dichiarazione sul popolo argentino, pensai che fosse stata una
logica rabbia dettata forse più che altro dai sentimenti personali,
nei confronti di chi non si ribella a situazioni come quella che le aveva
strappato un essere molto amato.
Adesso, dopo aver letto il suo articolo sull'attacco terrorista agli Stati
Uniti, torno a pensare che lei abbia la tendenza a dare giudizi troppo generalizzati
sui popoli, e credo anche che la sua visione della situazione sia piuttosto
parziale.
Mi spiego: anch'io non voglio essere convertita alla religione mussulmana
(sono stata educata in quella cattolica e sono riuscita a sganciarmene, con
non pochi dolori e strappi, figuriamoci se ho voglia di ricominciare daccapo
con un'altra!), anch'io non voglio usare il chador, restare chiusa in casa
se non c'è un uomo che mi accompagni fuori, anch'io non sono d'accordo
con moltissimi aspetti della cultura islamica, per non parlare del fatto che
ho sempre detestato il terrorismo, in tutte le sue forme, incluso quello di
Stato che ho conosciuto benissimo purtroppo, e del fatto che sono rimasta
sconvolta dall'enorme tragedia dell'11 settembre, di tutte quelle morti ingiustificate,
come lo sono sempre le morti che provoca il terrorismo.
Fin qui siamo d'accordo, ma quello che mi lasciato perplessa è stata
la sua incondizionata difesa della posizione nord americana (gli Stati Uniti
hanno rubato tutto al resto dei paesi del continente, perfino il nome, ma
io mi rifiuto di chiamarli "l'America", anch'io sono nata in America,
quella del Sud, quella povera, quella dei diritti calpestati, quella dell'economia
"dolarizzata", quella sfruttata e prosciugata dal "Grande Fratello
del Nord").
Non posso credere che quando lei canta lodi al sistema di vita statunitense,
alla loro civiltà, la loro libertà, la loro giustizia, la loro
democrazia, il loro rispetto per i diritti altrui, non ricordi i metodi utilizzati
dai governi nord americani nella loro politica estera, e con "estera"
mi riferisco all'America Latina perché è la realtà che
conosco, ma ce ne sono altre.
Non posso credere che lei ignori che molte delle più terribili dittature
latinoamericane sono state propiziate, finanziate e supportate dagli Stati
Uniti, per poter trarre i loro benefici economici in quei paesi senza essere
disturbati da governi eletti dal popolo che sarebbero potuti diventare troppo
zelanti riguardo le risorse naturali e le possibilità di sviluppo tecnologico
dei propri paesi. E per poter tenere tranquilli e zitti i loro popoli, quelle
dittature amiche dei nord americani torturavano, ammazzavano, reprimevano,
sottomettevano con il terrore, uccidevano le madri e davano in adozione i
figli alle povere coppie statunitensi ed europee che non potevano averne.
In queste situazioni i principi di libertà, democrazia, rispetto dei
diritti umani, ecc. ecc. del "Gran Paese del Nord" andavano a farsi
fottere. Quei principi sono validi per loro, ma per gli altri non esistono.
Ora, con quale diritto il signor Bush esige una presa di posizione ("chi
non sta gli Stati Uniti sta con i terroristi", che non è altro
che dire: "dovete stare con noi perché altrimenti sarete i nostri
nemici e vi massacreremo") a quei paesi che continua a sfruttare e sottomettere?
Non gli basta con strangolare le economie latinoamericane con i prestiti concessi
a interessi astronomici, impossibili, che sommergono sempre di più
quei popoli che ormai hanno perso perfino il significato della parola "speranza"?
Pretende anche il loro consenso?
Lasciasse almeno a quei governi la piccola, insignificante dignità
di dichiararsi estranei a questo conflitto, di non schierarsi con Bin Laden
e i suoi criminali, ma neanche con il paese che gli ha spinti nell'abisso
senza fondo in cui si trovano.
Ecco, volevo solo far notare che c'è anche un'altra faccia della medaglia,
che il paese di Superman (difensore della libertà, la giustizia, la
democrazia, ecc. ecc.) ha due pesi e due misure.
Infine volevo farle sapere che, nei tredici anni che abito in Italia, ho avuto
occasione di conoscere tanti arabi, e anche slavi, e anche albanesi, e molti
altri immigrati, di tante religioni diverse, che si sono perfettamente integrati
nella società che li ha accolto, lavorano, pagano le tasse, fanno crescere
e studiare i loro figli, rispettano le regole del mondo in cui vivono, tenendo
la propria religione nella loro sfera privata, e hanno imparato ad amare questa
terra. Non si può, oggi meno che mai, fare di tutta l'erba un fascio.
Prima di salutarla voglio scusarmi per gli errori grammaticali e di ortografia
che sicuramente lei troverà in queste pagine, dopotutto sono un'extracomunitaria
(per nascita) con passaporto italiano.
Cordiali saluti
Dott.ssa Patricia Monica
Vena
maxs.pat@maxstudio.it
SARA' UNA PIOGGIA DI FERRO BOLLENTE?
8 ottobre 2001
Ieri, era quasi sera qui da noi, è partito l'attacco degli Stati Uniti
contro l'Afghanistan. Nove ore di bombardamenti su diverse città afghane.
Poco dopo l'inizio dell'attacco, le parole di Bin Laden: "si moltiplicheranno
gli attacchi terroristi in occidente, gli Stati Uniti non saranno più
tranquilli".
LE BOMBE DELLA GUERRA
Sarà fuoco,
sarà un boato enorme,
sarà una pioggia
di ferro bollente?
Correre
scappare,
dove?
Dov'è
che le bombe
non arrivano?
Nascondersi,
coprirsi,
come?
Attendere
che finisca,
contare i secondi,
occupare la mente,
non pensare,
non sentire,
non vedere.
Sarà così,
la notte
sotto le bombe?
HO SEMPRE
PIU' PAURA, E HO SEMPRE PIU' RABBIA
9 ottobre 2001
Stanotte c'è stato il secondo attacco sull'Afghanistan. Prima bombardano
e poi buttano pacchi con medicinali e alimenti per la popolazione. Si dice
che non sono stati attaccati obbiettivi civili ma solo militari. Si dice che
il bersaglio sono le basi terroriste di Bin Laden.
Finora si parla di una trentina di morti, tra cui anche donne e bambini.
In Pakistan ci sono stati scontri tra il popolo che manifestava contro l'attacco
e le forze governative che stanno con gli Stati Uniti.
In Palestina, per la prima volta, le autorità hanno represso la propria
gente che inneggiava Bin Laden per le strade, ci sono stati tre morti.
Il capo terrorista, colui che ha dichiarato per televisione di essere contento
che le torri gemelle di New York siano state abbattute, colui che ha ringraziato
Dio per tutte quelle morti americane, sta diventando un eroe, un simbolo,
per i popoli che si vedono minacciati dagli attacchi statunitensi. Gli stessi
popoli che fino a due settimane fa ripudiavano gli attentati in New York,
cominciano a credere che il terrorismo gli difenda, gli protegga. I loro governi
che non vogliono schierarsi con i terroristi fanno sempre più fatica
a tenerli calmi. Sono questi gli effetti di questa guerra che mi preoccupano
di più.
Possibile che l'Occidente non si accorga che con queste operazioni militari
si sta creando nelle coscienze di quei popoli poveri e oppressi un leader
pericolosissimo, che chiama a distruggere tutto ciò che rappresenta
una civiltà diversa da quella loro? Possibile che non vedano che milioni
di persone che vivono in condizioni di completa mancanza di mezzi sanitari,
alimentari, e di dignità umana che per noi sono basici ed essenziali
vengono in questo momento strumentalizzati e addottrinati nell'odio verso
coloro che hanno ciò che loro non possono avere, e che con questo il
rischio di ritrovarci nel bel mezzo di un conflitto senza confini, nel quale
potremmo finire in un "tutti contro tutti" spietato?
E' difficile credere che non possano prevedere queste probabilissime conseguenze.
Ho sempre più paura, e ho sempre più rabbia.
Sono convinta che bisognava processare e condannare i colpevoli degli attentati.
E sono convinta che gli Stati Uniti hanno i mezzi per rintracciarli e arrestarli
(la CIA ha fatto cose anche più difficili, ha manipolato governi eletti
democraticamente, gli ha fatto cadere, ha instaurato dittature repressive
e sanguinarie, ha modificato il corso della storia in molte zone del mondo).
Dicono di avere le prove della colpevolezza di Bin Laden, quindi il mondo
intero, anche quello islamico, sarebbe stato d'accordo con un giusto processo
e una giusta condanna.
E' stato comunicato all'ONU che gli attacchi potrebbero non limitarsi solo
all'Afghanistan, ma che altri paesi potranno essere colpiti.
I PADRONI DEL TERRORE
Si nascondono
i padroni del terrore
tanto c'è qualcuno
che pagherà le colpe.
Hanno acceso l'inferno
per quel popolo, dicono,
che ora sta morendo.
No li toccano le bombe
non li sfiorano
i missili
non gli si strappa la carne
né sgorga il loro sangue.
Sono nascosti
sono protetti
nessuno li vede.
Come sempre
loro son salvi.
La prima crociata è partita.
La "Guerra Santa" è in atto. Riccardo dirige le operazioni
e parla al suo popolo, promette giustizia, promette vittoria.
Dall'altra parte ci arrivano notizie che fanno rabbrividire: milioni di persone
sono disposte a morire, a versare il loro sangue, nel nome di Allah.
Dio viene invocato dagli uni e dagli altri.
Io di Dio non me ne preoccupo, anni fa ho scelto di non sottomettere la mia
spiritualità a dogmi, dottrine, leggi e interpretazioni umane. Mi chiedo
soltanto quale Dio sia questo, che vuole vedere i suoi figli ammazzarsi tra
di loro, quale Dio possa essere così assettato di sangue. Non erano
state superate le idolatrie, i sacrifici umani, gli Dei sanguinari e malvagi?
Non posso ammettere in nessun modo che le religioni, espressione della spiritualità
umana, vengano utilizzate e manovrate con fini che si trovano esattamente
all'altro estremo di ciò che le religioni stesse predicano.
Non riesco ad accettare che si giustifichi una guerra attraverso la religione.
Perché non dire apertamente che si fa per interessi, per potere, per
motivi che riguardano la difesa di un sistema stabilito, che deve essere preservato
ad ogni costo perché non conviene a chi lo governa che questo sistema
venga messo in discussione? Certo, la risposta è semplice: i sudditi
del Regno, per quanto possano essere ignoranti o manipolati dai loro sovrani,
difficilmente accetterebbero di mettere in pericolo le proprie vite per difendere
interessi che non sono i loro, mentre invece se gli si chiede di combattere
per difendere la propria cultura, derivante dal fatto di rispondere ad una
religione diversa di quella del nemico, i valori della propria società
e i principi etici e morali (anche questi in stretto rapporto con la religione)
della propria civiltà, saranno infiammati di fervore patriottico e
disposti anche a morire per ideali così alti, anzi supremi.
Il Nuovo Medioevo potrebbe sembrare più "illuminato" di quell'altro.
Nel Nuovo Medioevo c'è qualcosa che nelle vecchie crociate non esisteva:
l'informazione. E ce n'è in abbondanza. In questa Prima Crociata il
mondo intero è al corrente di ciò che sta succedendo all'altro
capo del mondo. Questo se l'informazione non viene manipolata, però.
Se uno dei bandi dice di aver colpito questo o quell'obbiettivo, e l'altro
bando smentisce, cosa dobbiamo credere? Qual è la verità?
Se mentre in un canale vediamo un servizio sul mondo islamico in cui ci spiegano
che l'Islam è amore, che nel Corano c'è scritto che la violenza
è da ripudiare, che non bisogna confondere Islam con fondamentalismo,
e in un altro canale ascoltiamo i musulmani che abitano nel nostro paese dire
che la loro religione comanda di combattere contro chi non è dalla
parte dell'Islam, a chi dobbiamo credere? Cosa dobbiamo pensare? Abbiamo il
permesso di pensare?
PANE
E BOMBE
11 ottobre 2001
Arrivano notizie che dicono che gli aerei americani e inglesi che stanno partecipando
ai bombardamenti si trovano a dover tornare indietro senza aver lanciato le
bombe perché "scarseggiano gli obiettivi da colpire".
Mi è sembrata una notizia atroce, è come dire "abbiamo
distrutto tutto ciò che c'era da distruggere, adesso che facciamo?".
Pane e Bombe: Le organizzazioni umanitarie chiedono che non si continuino
a paracadutare i pacchi di alimenti per la popolazione afghana perché,
da una parte, in molti casi cadono in zone minate e la gente rischia la vita
per andare a prenderli e da un'altra parte questi pacchi sono delle razioni
militari americane, quindi ad alto contenuto proteico, come ad esempio latte
in polvere o gelatine di frutta, ma il latte in polvere deve essere dissolto
in acqua e in Afghanistan l'acqua scarseggia, e poi, essendo il loro organismo
abituato a valori proteici bassissimi, ingerire questi alimenti farebbe loro
più danno che bene.
Migliaia di soldati afgani
si stanno ammassando vicino alla frontiera con l'Uzbekistan. Dall'altra parte
della frontiera ci sono le forze americane. Si dice che l'attacco via terra
da parte degli USA è imminente.
LE DONNE DELLA GUERRA
Eppure ci sono.
Non ci sono riusciti,
non le hanno cancellate.
Spettri dagli abiti svolazzanti
si muovono silenziose.
Guardano il mondo
da dietro una gratta.
Chissà cosa dicono
gli occhi nascosti.
Chissà cosa tacciono
le labbra azzittite.
Comunque ci sono
non le hanno distrutte
non sono riusciti
a farle sparire.
Gli sguardi nascosti
le labbra azzittite
figure silenziose
comunque ci sono.
E' passato un mese dall'abbattimento
delle torri del castello. Si cercano ancora i resti di coloro che sono morti
nel disastro.
Non si sa quanti sono, ma sono tanti. Tanti non vedranno crescere i loro figli,
tanti non invecchieranno vicino ai propri cari, tanti non ci sono e non ci
saranno mai più.
E' terribile che a tanti innocenti sia stata strappata la vita negli Stati
Uniti, come è orribile che la vita venga strappata a tanti innocenti
adesso in Afghanistan.
LA GUERRA
DELL'ASSURDO
12 ottobre
Ormai arrivano notizie che parlano di centinaia di morti civili in Afghanistan.
Oggi ci sono stati "bombardamenti ridotti" per "rispettare"
il venerdì, giorno di preghiera per i musulmani.
"La guerra dell'assurdo", è questo il nome che mi viene di
dare a ciò che stiamo vivendo, a ciò che ci fanno vedere e sentire,
alle spiegazioni e giustificazioni che vengono date: "ci dispiace per
i morti civili, non sono loro il bersaglio, ma le bombe, anche se intelligenti,
non possono avere una precisione assoluta".
IO NON
CI STO
13 ottobre
Ho visto un manifesto: "NOT IN MY NAME", non fate la guerra in mio
nome, io non c'entro, non ve l'ho chiesta, IO NON CI STO.
I VECCHI DELLA GUERRA
Guardano il cielo
vedono bombe
spalancano gli occhi
sanno l'orrore.
Hanno paura,
per loro la morte
comunque è vicina
ma hanno figli
nipoti
hanno il dolore
inciso nei volti.
Le rughe raccontano
molte altre guerre
lo sguardo ricorda
la lacrima scende.
Forse vorrebbero
morire al più presto
per non vedere ancora
ciò che conoscono
che hanno visto sempre
ed è sempre lo stesso.
C'erano
le marce per la Pace nel Vecchio Medioevo?
Domani qui ce ne sarà una, grande, importante, e il tema del giorno
è se questo o quell'altro devono parteciparvi, se è "politicamente
corretto" che i partiti che hanno votato la guerra e la collaborazione
con Riccardo Cuor di Leone e il suo regno, mandino rappresentanti alla marcia
per la Pace.
Intanto là, dove cadono le bombe senza che nessuno di noi le possa
vedere, là si muore.
La Nuova
Inquisizione si occupa di individuare gli "eretici", e l'eresia
è quella di essere contro la guerra. I pacifisti, o più semplicemente,
senza etichette, le persone che credono che la guerra, i bombardamenti, i
conflitti armati non servono a niente, non risolvono niente, sono oggi il
bersaglio della caccia alle streghe del Nuovo Medioevo. La Nuova Inquisizione
gli individua, gli addita, gli accusa di anti-patriottici, di anti-occidentali,
di stupidi ingenui, di poveri scemi utopisti e gli condanna al silenzio, all'impotenza
di non essere ascoltati, all'angoscia di essere ripudiati da tutti.
Sono questi i roghi del Nuovo Medioevo. Oh! Non sono certo pratiche fisicamente
crudeli e atroci come quelle dell'antichità o come quelle che adoperano
gli infedeli per punire gli oppositori dei regimi teocratici vigenti da quelle
parti, no, ma fanno ugualmente male, preservano il corpo ma logorano le anime
degli "eretici", li costringono all'esilio intellettuale, esercitando
così una sottile forma di censura. O SEI CON NOI O SEI CONTRO DI NOI.
Immagino che in ogni Paese alleato col Regno ci sia un Torquemada. Noi abbiamo
il nostro.
Nelle Crociate del Vecchio
Medioevo si moriva per i combattimenti ma anche per le malattie, le infezioni
dovute alle scarse condizioni igieniche di quei tempi. Nel Nuovo Medioevo
tutto quello è stato ampiamente superato, il mondo è molto più
asettico, e quindi si è dovuta creare la guerra batteriologica e quella
chimica. Si coltivano germi che provocano malattie letali, si producono sostanze
che attaccano gli essere umani, e poi queste cose vengono usate per contaminare
l'ambiente in cui vivono le persone: l'aria, l'acqua, gli alimenti.
Nel regno si sono verificati quattro casi di carbonchio, malattia che può
essere mortale, provocata da un agente infettivo il cui ceppo è stato
"fabbricato" in laboratorio, molti anni fa, in una zona del regno
stesso.
Non ci sono prove che si tratti di un attacco batteriologico provocato dai
terroristi musulmani, dicono le autorità. Ma potrebbe anche esserlo,
sono in grado di farlo e minacciano in continuazione nuovi atti di terrorismo.
Credono di averne il diritto. Puntano a vittime innocenti e non lo nascondono.
La follia non ha limiti.
La paura dilaga, si moltiplicano i controlli, è psicosi tra gli abitanti
del regno.
FUOCO
Piove ancora fuoco
su Kabul.
Il rosa delle montagne
diventa sangue
e la notte è uguale al giorno.
Piove ancora fuoco
su Kabul
e tutto ormai arde
nell'intera città.
Non resta più niente
da bruciare
e piove ancora fuoco
su Kabul.
PICCOLI GRANDI ATTI DI EROISMO
16 ottobre
Pare che siano cominciate le operazioni via terra.
Stanotte è stata quella dei bombardamenti più intensi su Kabul.
Non ricordo dove è stata colpita anche una clinica.
Ma non doveva essere la guerra contro il terrorismo? Quanti terroristi sono
morti finora?
Il governo afghano, composto dai tristemente famosi talebani, ha fatto una
proposta di negoziazione: loro consegnano Bin Laden a un paese neutrale, che
non possa subire pressioni da Stati Uniti, in cambio che cessino i bombardamenti
e vengano consegnate loro le prove della colpevolezza di Bin Laden in relazione
agli attentati dell'11 settembre a New York e Washington.
Bush ha dato una risposta secca: NO, NON NEGOZIAMO CON I TALEBANI.
E così, la guerra continua.
Tornando a questi talebani,
movimento fondamentalista (estremista lo definirei io, per rendere meglio
il concetto) al governo in Afghanistan dal 1997, le loro "ossessioni
religiose" mi lasciano sbalordita, e inorridita.
Non riesco a immaginare come si possa, nel nome di un Dio, uccidere, torturare,
lapidare, mutilare, terrorizzare il proprio popolo. Non riesco a immaginare
come qualcuno possa, senza essere un pazzoide da manicomio, incarcerare un
cittadino perché non porta la barba abbastanza lunga, la barba "islamica".
Quello che mi colpisce di più, però, è la situazione
delle donne, costrette a rimanere dentro casa o uscire solo accompagnate da
un uomo della famiglia e coperte dal burka, abito che copre completamente
il loro corpo, testa e volto compresi. Quella specie di "cappuccio"
ha una gratta realizzata con la stessa stoffa davanti agli occhi, per permettere
a questo povero fantasma di vedere dove cammina.
Le immagini delle donne afghane per strada, lenzuoli svolazzanti che scivolano
tra la folla, mi innondano di compassione, soprattutto per un motivo: queste
donne, fino a quattro anni fa, erano medici, avvocati, maestre, infermiere,
commesse,
erano essere umani. Oggi sono spettri, senza volto, senza
corpo. Non possono lavorare, non possono studiare, non possono opinare,
non possono pensare.
E' questo che mi provoca rabbia, disperazione, tristezza infinita. Perché
immagino che per una donna che non ha mai conosciuto un'altra vita, come forse
succede in altri paesi, possa essere quasi normale vivere in quel modo, mi
dispiace comunque per loro perché non hanno avuto la possibilità
di conoscere altro, perché non hanno potuto scegliere quale vita fare,
ma penso che per loro sia più facile, più sopportabile. Invece
quando penso alle donne afghane che da un giorno all'altro hanno visto distrutta
la loro esistenza, si sono viste mettere da parte, escluse dalla vita pubblica,
escluse da quella che era la loro vita fino a quel momento, per trascorrere
i loro giorni rinchiuse nelle loro case, nei loro burka, nelle loro "finestre
a gratta", be', un senso di angoscia e di impotenza mi soffoca, mi travolge,
mi riempie di un dolore profondo.
Ho sentito dire che, di nascosto, loro insegnano a leggere alle loro figlie,
le educano per farle libere, un giorno, nella loro terra o altrove. Piccoli
grandi atti di eroismo.
BURKA
Dietro il burka
una donna.
Sguardi invisibili
lacrime nascoste
silenzio
dietro il burka.
LA PAURA
SI E' INSTALLATA
19 ottobre
Ormai è certo che l'attacco via terra è cominciato, anche se
non si hanno notizie sugli sviluppi.
Intanto negli Stati Uniti i casi di carbonchio si moltiplicano, mentre in
Europa ci sono tantissimi casi di falsi allarmi ma finora nessun caso vero.
Comunque la paura si è installata e questa, purtroppo, è già
una vittoria dei terroristi, chiunque questi siano.
Il germe si sta diffondendo attraverso lettere contaminate, le buste contengono
una polverina bianca, che vengono spedite tramite posta.
Si comincia a parlare anche di vaiolo, malattia scomparsa ai fini degli anni
'70.
E' già stata richiesta la produzione di enormi quantità di vaccino
anti vaiolo, non solo negli Stati Uniti ma anche in Europa. L'operazione avrà
un costo di trecento milioni di dollari. Un grande business per le case farmaceutiche.
UNA GUERRA INVISIBILE E BUGIARDA
23 ottobre
Arrivano notizie secondo le quali le forze angloamericane avrebbero bombardato,
per errore, degli obiettivi civili: un ospizio, una moschea
Quasi non riesco più
a parlare di queste cose, la mia costernazione davanti alla tranquillità
con cui vengono menzionati questi errori ed alla naturalezza con cui vengono
ripetuti nei giornali, nelle radio, nelle televisioni, mi lascia senza parole
e
senza respiro.
Facciamo tutti parte di una grande, globale commedia il cui copione non ci
è dato di conoscere integralmente, ma solo giorno per giorno. Ogni
mattina ci viene comunicato ciò che dovremmo credere e ripetere fino
al prossimo aggiornamento del copione.
Cerco di ascoltare la
maggior quantità possibile d'informazioni, vedo in televisione i "talk-show"
in cui si parla della guerra, nel tentativo di capire tutte le posizioni e
poterle analizzare. Ma la scarsità e l'unanimità delle notizie
mi sbalordisce.
"Sarebbe stato colpito
",
"avrebbe fatto esplodere
", "le vittime sarebbero
"
Il linguaggio giornalistico della guerra conosce i verbi solo al condizionale.
E io vorrei tanto, almeno una volta, sapere se una cosa è veramente
successa o no.
La verità è
che questa è una guerra invisibile e bugiarda, nonostante le avanzate
tecnologie di comunicazioni che possiede oggi il mondo. E' invisibile perché
così è deciso. E' bugiarda perché ognuno racconta la
propria versione dei fatti, e nessuna di queste versioni è totalmente
vera.
I PROFUGHI DELLA GUERRA
Scappano
verso le frontiere.
Lasciano
le povere case
i campi
le pecore.
Li inseguono
le bombe
la fame
li attende
la miseria
e ancora
la fame.
Sono tanti
sono migliaia
sono uomini
donne
bambini.
Sono contadini
gente comune
sono innocenti
vogliono vivere.
Nelle lontane terre afgane,
gli eroici sudditi del regno si battono per sconfiggere i tiranni e i fautori
del terrore e per vendicare tutti i fratelli morti nel attacco alle torri.
L'inverno sta arrivando in quelle terre, e con l'inverno la neve, il gelo,
la fame, nemici che faranno vittime da tutte e due le parti. Ci saranno molti,
tanti altri morti.
Intanto, i colpevoli dell'attacco alle torri, quelli che non hanno esitato
a uccidere migliaia di persone, sono ancora liberi, nascosti chissà
dove, organizzando chissà quali nuovi attacchi al regno.
Ma Riccardo Cuor di Leone ha detto che prima o poi li prenderanno, giustizia
sarà fatta, non importa per quanto tempo dovrà protrarsi la
guerra, non importa quanti esseri umani dovranno morire ancora. Il nemico
sarà finalmente sconfitto.
INVERNO
L'inverno
gelido
implacabile
sta arrivando
su quelle montagne,
in Afghanistan.
Molti si preoccupano
per quella gente,
potrebbero morire di freddo
potrebbero morire di fame
invece di morire di guerra.
ESSERE FIERI DI ESSERE ARTISTI
2 novembre
Da noi l'inverno si avvicina lentamente, ogni giorno è un po' più
freddo e la notte s'è allungata di molto.
In questo lungo fine settimana, della celebrazione di "Ogni Santi",
la paura degli attacchi terroristici percorre anche l'intera Europa. Infatti
si sono sparse voci secondo le quali sarebbero in preparazione degli attentati
in diversi punti del continente. Si perquisiscono i camion in cerca di un
TIR carico di esplosivi che potrebbe girare nelle autostrade italiane.
Il terrore serve a non far dimenticare questa guerra lontana e sconosciuta.
Forse con questo inverno arriverà anche l'intervento attivo del nostro
paese nel conflitto.
Il governo italiano sembrerebbe non vedere l'ora di ricevere una richiesta
per mandare truppe in Afghanistan. E' come se si volesse dimostrare ai "Grandi"
(Inghilterra e Stati Uniti) che anche noi siamo bravi nella guerra, nel terreno
militare.
Dopo la seconda guerra mondiale l'Italia è andata perdendo, piano piano,
la propria identità. Un desiderio sfrenato di assomigliare agli americani,
di dimostrare di essere in grado di adottare il "modello di vita occidentale",
come se tutti i paesi occidentali dovessero per forza essere uguali, avere
gli stessi interessi, le stesse capacità.
Invece le differenze ci sono, ed è questa la forza dell'occidente,
la diversità di caratteristiche nazionali, il fatto che mentre certi
popoli sono portati per alcune attività altri lo sono per attività
diverse, e la vera sfida è quella di riuscire ad assemblarsi, ad agire
coordinatamente, apportando ognuno le proprie capacità.
La Gran Bretagna ha una tradizione guerriera, conquistatrice, è una
nazione che storicamente si è spinta fuori dalle proprie frontiere
alla conquista di altre terre, portandovi la sua cultura, le sue abitudini,
le sue tradizioni.
L'Italia non è mai stata così, l'Italia è emigrante,
non conquistatrice, è un popolo che ha la capacità di adattarsi
a nuove situazioni e sopravvivere comunque, e tirarsi su nonostante le condizioni
più avverse.
La grande ricchezza italiana è l'arte, è un popolo di artisti,
arte intesa come forza creatrice, come capacità di inventare sempre,
in ogni situazione, per quanto difficile e dura, un modo per risorgere e di
crearsi nuove condizioni di vita migliore.
Perché rinnegare queste capacità? Perché voler essere
per forza bravi guerrieri, o esperti di finanze, o i migliori in materia di
tecnologia, e perché arrabbiarci o offenderci se qualcuno dubita di
queste capacità?
Riprendiamo la nostra identità di artisti, di fantasiosi, di creatori
di sogni e di realtà nuove, anche se diverse, anche se impensate, ma
valide in momenti in cui la vita di prima non esiste più.
E' questa la ricchezza più grande che l'Italia può dare al mondo,
non solo quello occidentale.
Non dobbiamo vergognarci della nostra identità creativa.
Gli italiani devono tornare ad essere fieri di essere artisti.
Intanto, altri paesi vengono
convocati alla guerra, oggi ha detto "sì" la Turchia.
Quello che non è chiaro e che nessuno spiega è a che serviranno
tutte queste truppe, quali saranno le prossime fasi di questa guerra. Anche
se non sappiamo quasi niente, non è difficile immaginare che ormai
in Afghanistan rimane molto poco da bombardare e da distruggere. Qualcuno
ha detto che era alquanto stupefacente che venissero utilizzati dei missili
che costano un milione di dollari l'uno per distruggere delle case di fango
che non valgono niente.
GLI UOMINI DELLA GUERRA
Gli occhi
incavati nel cranio
duri
provati.
Le guance scarne
la pelle indurita
i tratti marcati.
La bocca chiusa
senza sorriso,
le labbra dritte
senza parole.
Stringono nelle mani
i loro kalashnikov
amici da sempre
compagni fidati.
Sanno uccidere
sanno nascondersi
s'inerpicano
su per le montagne
fanno perdere
le loro tracce
e scompaiono nel nulla.
Forse cambierebbero
il kalashnikov
con un trattore
se solo qualcuno
desse loro l'occasione.
Forse sarebbero felici
di lavorare la terra
per offrire ai loro figli
un pezzo di pane,
forse, se,
almeno per una volta,
potessero
smettere
di uccidere.
... I SOLITI BOMBARDAMENTI
6 novembre
Nel suo messaggio ai capi di stato europei, il presidente Bush ha detto che
nessun paese può essere neutrale in questo conflitto, perché
nessuno può sentirsi sicuro di fronte al terrorismo internazionale.
Nonostante tutti gli avvertimenti su possibili attentati in diversi paesi
del mondo durante il passato fine settimana, non è successo niente,
al in fuori dei soliti bombardamenti in Afghanistan.
MUSICA
E AQUILONI
13 novembre
L'Alleanza del Nord, i nemici dei talebani in Afghanistan che da anni lottano
per liberare il paese, sono arrivati alle porte di Kabul, la capitale afghana
che è stata abbandonata dai talebani, fuggiti verso il sud del paese.
Il governo degli Stati Uniti insieme alle forze dell'occidente hanno chiesto
all'Alleanza del Nord di non entrare a Kabul, di non occupare la città
finché non si deciderà quale nuovo governo prenderà le
redini del paese, ma i "mujaheddin" (i membri dell'esercito del
Nord) sono comunque entrati nella città e già si racconta di
lunghe file davanti ai negozi dei barbieri, gli afghani vogliono rasarsi le
lunghe barbe che erano costretti a portare per via del governo talebano, di
donne che si tolgono il burka e lo buttano per le strade, si accendono i televisori,
le radio, si sente la musica nelle strade, i bambini fanno volare gli aquiloni,
tutte cose vietate dal regime cui fino a ieri gli afghani erano sottomessi.
Sono felice per quel popolo, anche se ancora non si sa se questo durerà,
o quale sarà il suo futuro (io mi auguro che almeno queste libertà
rimangano), sono felice che possano conoscere la possibilità di vivere
in un modo diverso, se non altro per trarne la forza di difenderlo, di resistere
ad altri eventuali tentativi di tirannia.
Kabul è caduta,
ma l'obbiettivo di questa guerra, ci ricordano, è sconfiggere il terrorismo,
quindi la guerra continua.
Oggi è precipitato
un altro aereo nelle strade di New York. Nel quartiere residenziale di Queens
un aero-bus della American Air Lines s'è incendiato due minuti dopo
il decollo ed è caduto tra le case del quartiere.
Si tende a pensare che si sia trattato di un incidente
due mesi e un
giorno dopo il crollo delle torri gemelle, alla stessa ora, nel giorno in
cui Kabul è caduta.
KABUL LIBERA
Oggi Kabul è libera
sono scappati i tiranni,
Kabul è caduta
e nelle strade bombardate
il popolo è in festa.
Niente più burka
né barbe obbligatorie,
niente più silenzio,
niente più paura.
Almeno per oggi,
almeno in questo giorno,
fredda mattina d'inverno.
Nessuno sa che cosa
accadrà domani.
Oggi Kabul è libera.
...IN NOME DI QUALE DIO...?
15 novembre
Il "dopoguerra" afghano non è invisibile come lo è
stata la guerra. Adesso le immagini riempiono i televisori.
Erano in guerra da anni, ma non gli avevamo mai visti, e nessuno aveva mai
fatto niente prima d'ora.
Mi sembra di vivere io
stessa le emozioni di quelle persone, tutt'a un tratto libere di fare delle
cose che noi facciamo normalmente ogni giorno e che per loro erano severamente
vietate.
Vedere i volti sorridenti delle donne che si tolgono i burka mi commuove profondamente,
credo di riuscire ad immaginare cosa sentono, credo di sentire anch'io quel
senso di liberazione che si manifesta prima nello stomaco e poi in tutto il
corpo, faccio insieme a loro quei profondi respiri che riempiono i polmoni
d'aria e l'anima di sollievo. Immagino che sia una specie di rinascita, almeno
per me lo sarebbe, mi sarei sentita soffocata, morta, sotto quel velo.
In nome di quale Dio si può togliere la libertà e il senso di
vita a un essere umano?
Mi chiedo cosa accadrà
ora. I talebani e i terroristi annunciano nuovi attentati in occidente, minacciano
vendetta. Si parla di armi nucleari adesso. Avrebbero la bomba atomica. Sarebbero
disposti ad usarla.
Impossibile sapere cosa è vero e cosa è falso. Mi chiedo però
se la diffusione di queste notizie non sia quasi fare il gioco al terrorismo,
in fin dei conti si trasmette così il terrore alla gente, che nulla
può fare per impedire che le cose succedano. Stiamo semplicemente a
sentire queste "profezie" di distruzione e di catastrofe, chiedendoci
se e quando accadranno. Non è anche questo terrorismo?
Una delle città
nemiche, la più grande, quella in cui era insediato il governo, è
caduta.
Non è stato l'esercito del regno, almeno non in modo diretto, a conquistare
la città, ma i nemici interni di quel governo che per anni aveva sottomesso
il suo popolo a una tirannia folle, con divieti assurdi che dall'altra parte
del mondo sembrano irreali.
In quel mondo lontano migliaia di esseri umani si trovano davanti ad una situazione
nuova, promesse di libertà, illusioni di una vita migliore, ma intanto,
nel loro presente, c'è solo la guerra, che continua.
C'E'
UNA GUERRA NASCOSTA
22 novembre
Ormai quasi tutto l'Afghanistan è nelle mani dell'Alleanza del Nord.
Bin Laden, comunque, non è ancora stato trovato. Neanche il mullah
Omar, l'ex capo del governo talibano.
Adesso le notizie sono
poche, o meglio, il tempo che si dedica alla guerra è poco, visto che
le notizie non sono mai state tantissime, ma si parlava in continuazione dell'argomento,
c'erano tutti i giorni trasmissioni televisive dedicate alla guerra
adesso è solo uno dei tanti argomenti di cui parlare, ormai non è
più di attualità, fa parte della quotidianità e perciò
non fa più notizia. Presto tutti ce ne dimenticheremo e non faremo
più caso alla guerra, mentre là, lontano, lontanissimo da noi
e dalla nostra civiltà occidentale, in qualche altro paese che ancora
non sappiamo quale sarà, la gente continuerà a morire, ad uccidere,
a difendersi ed attaccarsi.
I VOLTI DELLA GUERRA
C'è una guerra
che sappiamo
e una guerra
che non ci raccontano
che immaginiamo.
C'è una guerra
dichiarata
televisiva,
e c'è una guerra
nascosta
che non vediamo
che non ci arriva.
Ma ci sono anche
tante altre guerre:
quella del terrore
quella negli ospedali
quella degli affamati
la guerra dei giornali.
C'è la guerra
dei sopravvissuti
almeno per oggi
chissà domani.
Sono tanti
i volti della guerra
in tutti c'è la morte
la morte degli uni
e quella degli altri.
Ormai l'inverno, qui da noi, è
alle porte.
Le giornate si sono fatte più fredde, l'aria ha quel sapore gelido
che mi sa di pulito, di buono, e a raffiche porta l'odore dei camini accesi.
Anche noi abbiamo acceso il camino, e come sempre, mi ci fermo davanti e non
mi staccherei più, tanto è gradevole quella sensazione di calore
che mi percorre tutta.
E' inverno ormai, e la guerra dev'essere molto più dura d'inverno.
Continuo a pensare alla guerra quasi fosse qui, non la vivo come una cosa
lontana, che accade là, tra le montagne color rosa di quel paese del
quale fino a poco fa si sentiva parlare solo qualche volta. Credo che la maggior
parte della gente qui, nel Regno dell'Occidente, la viva così, come
un qualcosa di grave, sì, di terribile, sì, ma di lontano, di
estraneo, anche dopo che le truppe di alcuni paesi, come l'Italia, sono partite
per prendervi parte. La guerra, comunque, accade laggiù.
Io no, non riesco a viverla così, mi sento dentro fino al collo in
questa guerra, non so dire perché, ma ne sono coinvolta.
Mi sento bollire dalla
rabbia quando le solite argomentazioni vengono dichiarate con enorme tranquillità:
"si fa la guerra per guadagnare la pace", "la pace ha un prezzo,
e questo prezzo è la guerra",
tutte quelle assoluzioni
che si propinano coloro che difendono questo sistema e questo modo di gestire
le cose, sì, assoluzioni, perché non se la sentono di dichiarare
che semplicemente loro non stanno a guardare le vite degli esseri umani che
vengono perse, durante una guerra, ma i risultati possibili; se un obiettivo
viene raggiunto (e troppo spesso, credetemi, questo obiettivo raggiunto non
è la pace, purtroppo) chi se ne frega delle vite perse, sono soltanto
"un incidente di percorso". Perché sono queste le cose che
in realtà hanno in mente quelli che predicano la guerra, e siccome
sono stati cresciuti con certi principi, morali, etici, religiosi, che ormai
non governano più i loro atti ma che sono comunque da qualche parte
nelle loro coscienze, si assolvono con quelle giustificazioni, altrimenti
dovrebbero condannarsi, e, sinceramente, non ce li vedo proprio.
Ma è possibile che a nessuno venga in mente di dire che con la decima
parte dei soldi che costa fare la guerra, investiti prima che le cose arrivino
al limite che secondo loro costringe alla guerra, investiti dicevo in promuovere
l'economia di quei paesi in cui si sviluppa il terrorismo, in modo di produrre
benessere, creare lavoro per tutti che permetta mangiare e curarsi e vivere
degnamente, quei popoli se ne fregherebbero altamente del terrorismo, perché
quando si sta bene e si lavora e si riesce a dar da mangiare ai propri figli
non si pensa a farsi esplodere come una bomba umana o a schiantarsi con gli
aerei contro le torri di paesi lontani?
LA GUERRA E NOI
Come una malattia
un'orrenda infezione
si propaga la guerra
si espande il terrore
e siamo spettatori,
inermi, senza voce
siamo tutti esclusi,
lo sono anche i morti,
quelli delle bombe
e quelli delle torri.
A nessuno importa
se noi la vogliamo
questa ennesima guerra
questo nuovo dramma.
Nessuno ci chiede
cosa ne pensiamo.
Siamo impotenti
davanti alla guerra,
restiamo a guardare
non facciamo niente
e la guerra continua
e continua il dolore
e il terrore continua
e continua la morte.
QUELLI SONO PROPRIO STRANI
30 novembre
Dopo la caduta di Kabul, e di altre città dell'Afghanistan, l'iniziale
entusiasmo, che contagiò un po' tutti, riguardo le libertà recuperate
dal popolo afghano e le speranze di vita democratica a breve termine, si sta
ridimensionando. A quanto pare i membri dell'Alleanza del Nord non sono poi
così "permissivi" come si credeva, e comunque la gente ha
ancora paura di esercitare i propri diritti. Tutto un po' deprimente per gli
occidentali affezionati ai finali felici ai quali ci ha abituato Hollywood.
I governi europei, insieme a quello statunitense e alle diverse fazioni politiche
afghane discutono il futuro di quelle persone, decidono quale e come dovrà
essere il loro governo, disegnano il futuro dell'Afghanistan.
Intanto, si comincia a
parlare di quali saranno i prossimi palcoscenici della guerra. Sembra che
il paese più gettonato sia l'Irak.
Certo che quelli del Regno dell'Oriente
sono strani. Proprio strani.
Hanno fatto crollare le torri del castello di Riccardo Cuor di Leone, un'impresa
mica da niente, quasi impossibile, dato che le guardie del castello, si sa,
sono incredibilmente zelanti, e con le loro avanzatissime tecnologie, si sa,
ci tengono d'occhio tutti quanti, ma proprio tutti. Eppure quelli del Regno
dell'Oriente ce l'hanno fatta, non si capisce come ci siano riusciti, a ingannare
le guardie e tutti i loro sistemi di sicurezza, ma si sono infiltrati e hanno
raso al suolo quelle torri.
Ma non è per questo che sono strani, questo è qualcosa che non
riusciamo a capire, ma non vuol dire che siano strani. La cosa che li rende
così strani è il fatto che, dopo aver compiuto una simile impresa,
non abbiamo fatto più niente, voglio dire, quelli hanno preparato per
anni quell'attacco, con una precisione impressionante, e con il coraggio,
o la follia, che comunque ci vuole per fare un attacco suicida, e non avevano
in mente un piano per il "dopo attacco"? Cosa credevano, che Riccardo
e i suoi cavalieri sarebbero rimasti lì a guardare il fumo alzarsi
dalle loro torri senza reagire? Devono avere sicuramente messo in conto che
la reazione sarebbe stata una guerra cruenta, senza pietà, non credo
che siano così stupidi, proprio non ci credo, visto che sono riusciti
a fare ciò che hanno fatto. E allora, come mai adesso se ne stanno
buoni buoni là nelle loro montagne, nascondendosi nelle caverne come
animali spauriti, braccati da una forza militare mille volte superiore a quella
del loro paese, senza fare nemmeno uno di tutti quelli attentati che da quasi
tre mesi ci annunciano, qua, nel Regno dell'Occidente, i giornali, la televisione,
i governi?
Certo che quelli del Regno dell'Oriente sono strani. Proprio strani.
NON SIAMO NOI A MORIRE
13 dicembre
La situazione va sempre peggio.
In Afghanistan i bombardamenti continuano, è caduta anche Kandahar,
la roccaforte dei talebani, ma ancora non sono stati rintracciati né
Bin Laden né il mullah Omar.
Il prossimo obiettivo sarà la Somalia, a quanto pare. Dicono che lì
ci sono importanti sedi e campi terroristi. Sarà l'Italia a dover partecipare
agli attacchi in Somalia, dicono. Dopo tanti anni di sforzi per cancellare
i ricordi dei tempi della "colonia", dopo tanti anni di amicizia,
aiuti, fratellanza con la Somalia, adesso l'Italia deve fare la guerra a quel
paese. Tremendo.
Ciò che mi sbalordisce
è il fatto che ogni volta che qualcuno si esprime pubblicamente contro
la guerra, non a favore di Bin Laden, ma contro questa pratica terribile che
costringe gli esseri umani ad uccidersi tra di loro, viene automaticamente
accusato di anti italiano da coloro che rappresentano ufficialmente l'Italia.
E' assurdo, è semplicemente una follia, essere considerati anti italiani
per il fatto di rifiutare la guerra come mezzo valido per risolvere i problemi
dell'umanità.
Quando ti va bene e non ti accusano di essere contro la patria, ti danno dell'ingenuo.
Cioè, in questo mondo e in questa civiltà, pensare che avere
licenza di uccidere, in nome di ideali patetici, come quello di eliminare
il terrorismo, è un'ingenuità. Patetico perché sono convinta
che la guerra, così come la miseria, la fame, i rancori che ne derivano,
possa servire soltanto ad alimentare ancora più terrorismo.
Anche tra Israele e Palestina
le cose non vanno bene, anzi, vanno proprio male. Il miraggio della pace è
praticamente scomparso. Arafat, capo del popolo palestinese, è quasi
distrutto politicamente. Gli attentati e le rappresaglie dilagano. Sembrerebbe
che più nessuno possa fermare tutto questo. E il resto del mondo si
limita a guardare. Nessun intervento, né osservatori internazionali,
né decisioni che potrebbero fermare il massacro.
NON SIAMO NOI
Non siamo noi
a morire
né siamo noi
ad uccidere.
Noi siamo lontani
guardiamo la tivù
sputiamo sentenze
sventoliamo opinioni
giudichiamo
siamo esperti
di guerra, di bombe
di tattiche e strategie,
ma dormiamo
nel nostro letto caldo
facciamo colazione ogni mattina,
un cappuccino e una brioche per favore.
Noi siamo al riparo
da missili e kalashnikov,
mandiamo i bambini a scuola
alimentati e coperti
con le scarpe nuove
e i sorrisi sereni.
Non siamo noi
a fare la guerra
non siamo noi a subirla.
TUTTI "INGLOBATI" DALLA GLOBALIZZAZIONE
20 dicembre
Oggi è il mio compleanno.
Forse per la prima volta non lo vivo con gioia. Al disagio ormai abituale
che mi provoca questa guerra assurda, oggi si aggiunge l'angoscia per le notizie
che arrivano dalla mia terra natale, l'Argentina: saccheggi, rivolta nelle
strade, il governo ha bloccato i depositi bancari e la gente non può
ritirare i loro risparmi, molti hanno fame, tutti sono stanchi
le misure
economiche che costringono al popolo a la povertà sono state prese
nel tentativo di riuscire a pagare una rata, solo una, del debito estero del
Paese, quell'enorme debito che l'Argentina ha con il Fondo Monetario Internazionale.
Anche se tutto questo sembrerebbe esulare dall'argomento di queste pagine,
in realtà non è così, perché le ragioni delle
rivolte in Argentina sono le stesse che stanno alle origini del terrorismo
che si cerca di combattere e annientare con questa guerra. Con questo non
sto avallando il terrorismo, non sto dicendo che è giusto che esista,
sto dicendo che è nell'ingiustizia sociale a livello mondiale che va
cercata la causa di questi fenomeni, sto dicendo che fin che ci saranno gli
abissi enormi che oggi separano i paesi ricchi da quelli chiamati poveri,
fin che i paesi ricchi continueranno a strangolare con prestiti a livello
di usura quei paesi che non hanno modo di pagare se non con la fame dei propri
popoli, non sarà possibile eliminare l'odio, lo scontento, il terrorismo.
Sto dicendo che il mondo come lo conosciamo adesso, che l'organizzazione del
mondo che conosciamo oggi, deve finire, deve fare una svolta drastica, deve
ricominciare da capo, se non vogliamo che una volta fatti fuori i paesi più
poveri del mondo tocchi il turno ai paesi più poveri di quelli che
restano, e poi ai paesi più poveri di quelli che restano, e così
via, fin che un giorno toccherà a noi. Tutti "inglobati"
dalla globalizzazione.
SI CONTINUA A CERCARE UN UOMO
21 dicembre
In Afghanistan si cerca ancora Bin Laden.
In un paese distrutto, annientato, si continua a cercare un uomo.
Ormai nessuno crede che verrà mai trovato.
Ma poi, anche se venisse trovato, cosa si risolverebbe? Veramente qualcuno
può pensare che eliminato Bin Laden non ci sarà più terrorismo?
E' possibile che il terrorismo esista solo per la volontà di un unico
uomo?
Io non ci credo, e qualcosa mi dice che non ci credono neanche loro. Il terrorismo
è un fenomeno troppo complesso, in cui ci sono troppi interessi, per
credere che basti eliminare una persona e la sua organizzazione per farlo
scomparire. Il terrorismo è un'idea, una cattiva, una malaugurata idea,
ma è sempre un'idea, e non è così facile cancellare un'idea.
ANCORA
Non è finita,
la guerra continua
e anche la fame,
la morte,
il disastro.
Non è finita,
ancora,
l'odio
deve ancora esistere,
la morte
deve ancora regnare,
fino a quando
i signori della guerra,
i signori del mondo,
non diranno basta,
adesso basta,
non odiate più,
amatevi l'un l'altro.
O STAI AL GIOCO O SEI FUORI
2 gennaio 2002
Arrivano sempre meno informazioni.
Il Terzo Millennio: questo
terzo millennio sul quale si era tanto fantasticato, nel quale si pensava
che l'umanità avrebbe raggiunto una maturità tale da non dover
più fare le guerre, né subire la fame, la miseria, il non rispetto
dei diritti fondamentali dell'uomo.
Invece, siamo immersi in una nuova crociata, forse più terribile di
quelle del passato. Il Nuovo Medioevo ha armi più sofisticate, e non
si tratta solo di tecnologia, ma anche, e soprattutto, dei meccanismi di manipolazione
psicologica che si mettono in gioco, attraverso i media, cioè i mezzi
che diffondono le "informazioni", presunte verità che tutti
dobbiamo accettare senza possibilità di discussione, o di dubbio, o
di opinione.
I media sono oggi dei "radiatori" di notizie prefabbricate, che
partono tutte da un'unica fonte.
La possibilità di confrontare l'informazione non esiste più.
O stai al gioco o sei fuori. Da tutto.
TERZO MILLENNIO
Non era questo
il terzo millennio
che ci avevano promesso.
Non era questo il futuro
scritto sui libri.
Ci hanno mentito
ci hanno ingannato
c'è ancora la fame
c'è la guerra
ci sono ancora i pochi
che opprimono i tanti.
E' tutto come prima,
è solo più falso.
COMBATTERE
CONTRO UN NEMICO INESISTENTE
7 gennaio 2002
A dire il vero, sono un po' stanca di raccontare le mie sensazioni e i miei
pensieri su questa guerra che sempre di più considero assurda, senza
senso,
e inutile.
A dire il vero, sono sempre più scettica riguardo le notizie che ci
arrivano. Non so più a cosa credere né a chi credere.
Nei telegiornali la guerra è passata in secondo piano, e a volte in
terzo o in quarto. I tanto annunciati, e temuti, e previsti attentati all'Occidente
non si sono mai prodotti, sembra quasi una guerra unilaterale, quasi come
combattere contro un nemico inesistente.
Tutti quelli che vedevano già il mondo islamico scagliandosi contro
il nostro evoluto, colto, civile e superiore mondo Occidentale, in una cruenta
guerra "tutti contro tutti", e cominciavano a sfregarsi le mani
immaginando tutti i musulmani presenti nei nostri paesi europei scacciati
via senza pietà perché tutti terroristi che complottano contro
le nostre sane e perfette società, saranno alquanto delusi. Per il
momento, i musulmani non ci stanno attaccando, non invadono l'Occidente, né
pretendono farci usare il burka, o farci crescere le barbe, o impedirci di
vedere la TV, ascoltare la radio, ballare o cantare.
Per fortuna, non è scattata una guerra batteriologica, né sono
state usate armi nucleari o chimiche.
A questo punto, viene da pensare che siamo stati vittime di un allarmismo
eccessivo, che forse ha fatto comodo a qualcuno far pensare alla possibilità
di una temibile terza guerra mondiale, in cui tutti saremmo stati coinvolti,
mentre nella realtà si sta combattendo una guerra nella quale, dopo
tre mesi, è morto il primo militare statunitense (o almeno così
dicono) mentre dall'altra parte sono morte tantissime persone, militari e
civili (sempre per sbaglio, che sia chiaro), non sappiamo quante, nella guerra
tecnologica questo sembra essere un dato impossibile di conoscere.
A dire il vero, tutta questa faccenda ormai mi fa troppo schifo. Non so se
continuerò a raccontare ciò che sento e penso al riguardo. Non
so nemmeno a cosa potrebbe servire.
DIRE BASTA
E se invece
basta!
lo dicessimo noi?
Tutti noi che non contiamo
tutti noi senza voce
noi che non opiniamo
che non abbiamo volto
né abbiamo poteri,
ma in compenso
siamo tanti
siamo milioni
anzi miliardi
e mettendo insieme
le nostre piccole forze
potremmo diventare
il tuono, il mare,
il terremoto,
e urlando basta!
fermare i signori
del pianeta,
urlando soltanto,
fare un boato
così forte
così grande
da far capire
che abbiamo voce
che abbiamo volto
che opiniamo
che contiamo
che siamo potenti
e che il mondo
è anche nostro.
E' un sogno?
Un'utopia?
Un modo come un altro
di lenire l'angoscia
che ci provoca la vita?
Non fa niente,
preferisco questo
all'infinito senso
d'impotenza e tristezza
che mi dà questo silenzio
quest'accettazione
questo rassegnarci
alle loro decisioni,
al loro potere
di vita e di morte.
Preferisco il sogno
l'utopia
preferisco credere
che qualcosa
può cambiare
se solo lo voglio,
fortemente,
intensamente;
altrimenti
non è questa la vita,
ma la morte.
IO NON
RISPONDO PIU'
8 gennaio 2002
Da alcuni giorni cresce la tensione nella regione del Kashmir, che da anni
si contendono il Pakistan e l'India.
Continua la guerra in Afghanistan.
Tra Israele e Palestina sembra esserci un'apparente calma.
Qualcuno parla di attaccare Irak.
Della Somalia non s'è più parlato.
Cerco di capire quali saranno i nuovi scenari. Cerco di capire chi sarà
il nuovo nemico. Cerco di capire chi dovrei odiare d'ora in poi.
Intanto seguo da lontano
le vicende che riguardano il mio Paese natale, l'Argentina. Dopo una seconda
fase di scontri, contestazioni e dimissioni in massa del governo che aveva
appena sostituito a quello eletto democraticamente due anni fa, un nuovo governo
prende misure economiche che portano ad una svalutazione del 40% della moneta
nazionale. In poche parole, più miseria, più disoccupazione,
più fame. E così, forse molti paesi del Sud del mondo staranno
preparando una festa di benvenuto per l'Argentina nella categoria dei paesi
"Senza Possibilità di Sviluppo".
Il dolore è grande, ma è più grande la rabbia.
A tutti quelli che mi conoscono e, sapendo che sono nata in Argentina, mi
chiedono cosa sta succedendo là, come mai un paese così ricco,
così grande, con così tante risorse si trova in questa situazione,
e mi chiedono di chi è la colpa, se è di questo governo, oppure
di quello di prima, o dell'opposizione, o di chissà chi, io ormai non
rispondo più. Sento una grande stanchezza all'idea di spiegare che
il destino del mio paese, come i destini di tutti i paesi sudamericani, non
è nelle mani dei loro popoli, sento un grande tedio all'idea di spiegare
ancora una volta che sono interessi transnazionali quelli che determinano
che quei paesi si trovino in tale situazione, che i governi argentini, brasiliani,
boliviani, cileni e via dicendo, non sono più in grado di decidere
niente, né hanno veramente la possibilità di intervenire nelle
economie dei propri paesi, perché queste economie vengono gestite e
manovrate secondo i bisogni e gli interessi di organizzazioni economiche internazionali
come il FMI (Fondo Monetario Internazionale), responsabile di alimentare i
crimini delle imprese multinazionali e di promuovere la globalizzazione dei
capitali.
Io non rispondo più. Sono stanca di dire queste cose a chi pensa invece
che la crisi argentina, come quella di tutti i paesi del terzo mondo, è
dovuta al fatto che i loro abitanti non vogliono lavorare, come fece invece
cinquant'anni fa l'Europa per ricostruirsi dopo la seconda guerra mondiale
con i soldi del Piano Marshall, prestito a fondo perduto concesso dagli Stati
Uniti (e pagato con la miseria, la povertà, la fame, la disoccupazione,
il freno dello sviluppo industriale e tecnologico dei paesi sudamericani!).
C'E' QUALCUNO CHE PENSA PER NOI
19 gennaio 2002
Ne sono sempre più convinta. Non ha proprio senso andare avanti. Faccio
sempre più fatica a seguire le notizie che arrivano dall'Afghanistan.
Tutto è gradualmente diventato troppo confuso ai miei occhi, non so
se è soltanto una mia impressione o se è così per tutti,
ma non riesco più ad analizzare le informazioni che ci giungono. E
soprattutto ho sempre più dubbi sul fatto che possa servire a qualcosa
farlo. Dopotutto, se a noi poveri mortali non viene permesso opinare o dire
la nostra al riguardo, perché dovremmo preoccuparci nel cercare di
capirci qualcosa?
E' stato individuato
un nuovo stregone da mandare al rogo. Canta, e quanto canta dice cose che
a molti non piacciono. Canta, lo stregone, e quando canta racconta storie
di questo mondo, racconta storie di paesi poveri, i cui abitanti non hanno
da mangiare perché devono pagare i prestiti che i paesi ricchi hanno
fatto loro per farli diventare ancora più poveri. Canta e racconta
che le guerre sono brutte, che non aiutano nessuno, che sarebbe meglio che
non ci fossero e tutti potessimo vivere degnamente e in pace. Canta, e qualcuno
lo ascolta. A molti questo non piace. In qualche modo andrà a finire
nel rogo. Ne sono certa. Forse non canterà più, o quel ch'è
peggio, continuerà a cantare senza che nessuno l'ascolti. Ad ogni modo,
spero solo che non cambi canzone.
Siamo entrati nel secondo anno
di questo XXI° secolo.
E' un inverno
duro, il più freddo degli ultimi vent'anni.
Il Regno continua a portare avanti la sua lotta contro il nemico. Non sempre
ci è chiaro qual è questo nemico, ma questo non deve preoccupare
gli abitanti del Regno, c'è qualcuno che pensa per noi, che ci protegge,
che c'indica volta per volta chi e quando dobbiamo odiare.
Il mondo è diviso in due: Quelli che Stanno col Regno e Tutti gli Altri.
Per Tutti gli Altri, il futuro sarà duro. Forse non ce la faranno a
resistere, forse piano piano dovranno arrendersi ed entrare a far parte del
Regno, abbandonando le proprie culture, le tradizioni, i valori che per secoli
hanno costituito le fondamenta delle loro società. In cambio avranno
la protezione, i prestiti delle banche del Regno, i fast-food, Halloween,
e il Giorno del Ringraziamento.
Ma se qualcuno ce la farà, sarà interessante.
Vorrei proprio vederlo, quel giorno.
LA FUGA
Dai, vieni,
strappami un sorriso,
inventami un gioco
da giocare insieme.
Dai, vieni,
andiamo a scrivere
sui muri vecchi
delle città spente
le poesie più belle,
i sogni più grandi,
le parole più dolci
del mondo e dintorni.
Dai, vieni,
raccontami una storia
che mi faccia piangere
e poi ridere,
e ridiamo insieme,
sempre più forte,
che ci sentano tutti,
e pensino "pazzi!
Due poveri pazzi!"
e noi giù a ridere
e a spiegare le ali
e a scappare, lontani.
Dai, vieni,
oggi son triste
mi serve il tuo aiuto
per non pensare,
dimenticare,
che là nei monti
qualcuno muore,
un altro spara,
un bambino ha fame,
una madre piange.
Dai, vieni,
oggi, ti prego,
fammi sognare.
2 gennaio 2003
Quasi un anno dopo aver deciso di non scrivere più su questo argomento,
non posso resistere alla tentazione di esprimere le mie sensazioni e opinioni
sugli ultimi sviluppi della "Guerra contro il terrorismo".
Cominciai a scrivere queste pagine, dopo l'attentato alle torri gemelle, perché
sentivo in qualche modo che stava iniziando qualcosa di molto più grande
di quanto potessimo immaginare e avevo il bisogno di esteriorizzare tutto
ciò che questi eventi provocavano in me.
Oggi, purtroppo, la realtà mi da conferma di quel sentore. E' ormai
un fatto che ci sarà un attacco all'Irak. Una guerra annunciata, pubblicizzata,
giustificata e "motivata" fino all'indicibile.
Sembra che nessuno, tranne Bush, la voglia, ma
"questa guerra
s'ha da far".
Sono mesi che nessuno
parla più di Bin Laden, quello che bisognava trovare e punire ad ogni
costo. Dov'è finito? Perché non è più importante
trovarlo? Bin Laden = Saddam Hussein? Basta che ci sia qualcuno da attaccare
e incolpare, e quindi uno vale l'altro?
Non riesco a capire per
quale motivo sia così pericoloso che l'Irak (o altri paesi) posseggano
armi chimiche, batteriologiche e atomiche, e non lo sia che le posseggano
gli Stati Uniti. Quelle americane sono di qualità scadente e non fanno
male?
Sono d'accordo, Saddam Hussein è un tiranno che sottomette il suo popolo
e lo reprime in modo assolutamente riprovevole secondo le nostre idee di libertà,
democrazia e giustizia, ed è anche un individuo pericoloso con potere.
Quello che non mi è chiaro è come mai non si possano utilizzare
i metodi tanto collaudati in passato con i quali il Grande Paese del Nord
rovesciava governi, provocava colpi di stato e "suicidi" di governanti.
Non che io sia d'accordo con qualsiasi tipo d'intromissione di un paese nella
politica di un altro, ma come alternativa alla guerra lo preferisco.
Un'altra cosa non capisco: perché è così importante eliminare
il dittatore Hussein e non lo è eliminare tanti altri dittatori di
paesi che non possiedono petrolio?
Insomma, ci troviamo di nuovo ad un passo di un conflitto armato che ancora
una volta ci coinvolgerà tutti e ne siamo così abituati che
non ne parliamo nemmeno, solo la televisione si occupa di questa guerra. E'
terribile, ma per noi semplici cittadini la cosa non è più notizia.
Forse è proprio questa l'unica cosa che noi possiamo fare: negare il
nostro consenso, la nostra partecipazione; non coinvolgerci, non prendere
partito, essere estranei agli eventi.
Lo so, è difficile quando attraverso i mezzi d'informazione ci trapanano
il cervello con slogan e immagini e l'anima con dolore e violenza. Ma non
credo che ci sia un'altra strada, non più.
Credo che saremo sempre più estranei agli "eroici" eventi
della storia del nostro tempo, e forse è meglio così.
Sarà, dunque, l'Irak
la seconda fase dell'ULTIMA CROCIATA? Pare proprio di sì.
Patricia
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