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LUIGI
ARISTA
Ho visitato il vostro sito e letto i vostri intenti generali, e fra questi ho
colto alcune cose secondo me importanti. Ritengo fondamentale considerare l'arte
in funzione della "libertà" creativa, e perciò liberata
da tutte le regole preordinate o riordinate dei critici che la vogliono codificare.
La critica può cercare di capire "perché funziona" un'opera
d'arte, però non dovrebbe mai affermare "che significa". Ma
su questi argomenti c'è stato un intenso dibattito fra strutturalisti
ed ermeneutici nella seconda metà del novecento, e non è qui che
se ne possono sintetizzare gli esiti. Detto questo, tuttavia, penso che voi
dobbiate ulteriormente approfondire l'origine del vostro pensiero e il senso
di quel che fate. A meno che non sappiate esprimervi, cadete in profonde contraddizioni,
fra le quali scelgo quelle sostanziali. Prima: se l'arte sta nella "libertà"
creativa, perché si identifica con un "ancestrale" bisogno?
Ancestrale vuol dire "che proviene da antiche e permanenti condizioni di
mancanza di libertà". Allora, o l'arte esprime un bisogno di libertà,
oppure l'uomo esprime nell'arte la propria libertà. Come stanno le cose?
Secondo: se l'arte è "libertà" creativa, come può
servire a comunicare? La comunicazione implica (e questo è il controsenso
dell'analisi semiologica dell'arte) lo stabilimento di un codice. Come si concilia
la convenzione di un codice con la libertà di espressione?
Sarei grato di una risposta. Comunque complimenti per la buona volontà,
che serve sempre e che potreste mettere a disposizione dell'ulteriore crescita
di voi stessi, oltre che di chi vi segue. Saluti.
Luigi Arista
Signor Arista,
siamo lieti di aver ricevuto il suo messaggio e del fatto che lo stesso abbia
un senso ben definito, una massiccia decisione di esprimere la sua volontà
di criticare o confrontarsi con le nostre idee, elogiando e contestando i
diversi aspetti espressi nei testi riportati nel nostro sito.
Riguardo il suo commento sulla solita partecipazione dei critici nel campo
dell'arte non possiamo che trovarci pienamente d'accordo con lei, infatti
abbiamo dato una risposta ai critici molto tempo fa, dicendo: "L'arte
è un'espressione dell'uomo. Qualsiasi altra pretesa è solo vanità".
Riteniamo importante sottolineare che usiamo la parola "arte" perché
la consideriamo un'icona che dà una larga idea di cosa ci occupiamo.
Se, però, per arte s'intende soltanto ciò che proviene dalle
strutture accademiche, dalla definizione dei critici o dalle avanguardie già
incorporate nell'ambito artistico-commerciale, allora la nostra attività
sensibile si chiama "SEBLIE" o "SEBLISMO" (parola inventata).
Per rispondere alla prima contraddizione che lei riscontra nei nostri testi,
dovremmo cominiciare dalla definizione di "ancestrale". Non avendo
riscontrato tra le fonti da noi interrogate alcuna definizione che si avvicini
a quella da lei citata, le riportiamo la definizione riportata da diversi
vocabolari e dizionari della lingua italiana: "Dizionario Sandron della
lingua italiana", "Vocabolario della lingua italiana dell'Istituto
Enciclopedico Treccani", "Zingarelli" e altre fonti desunte
da internet. Tutti i vocabolari e dizionari prima citati riportano, con variazioni
non sostanziali, la medesima definizione di ancestrale: "atavico, primordiale;
caratteri somatici e psichici ancestrali, sono detti in biologia quei caratteri
che si suppone si trovassero anche nei nostri antenati". Non ultimo e
interessante la definizione che abbiamo trovato in un vocabolario web che
così definisce la nostra parola: "Atavico, riguardante un passato
remoto, spesso con riferimento a dati e a motivi della discendenza e della
tradizione sentiti come reconditi e inspiegabili, fuori dalla razionalità".
L'uso della parola "ancestrale" nel seblismo si riferisce a quei
contenuti che sentiamo, ma che razionalmente non siamo in grado di definire.
Vogliamo riferirci a quei sentimenti che all'inizio sconvolsero l'animo umano,
nel momento dell'incontro tra l'uomo e lo sconosciuto, l'incontro sopraffacente
con lo spettacolo della luna, del fuoco, dei fulmini eccetera, eccetera...
Questi straordinari fenomeni che l'uomo si trovò davanti e che risolse
nei secoli, prima attraverso rituali magico-religiosi, più tardi con
la razionalità (materialismo), riassumendo in poche parole, lasciarono
comunque dei segni nell'inconscio umano.
Alla sua domanda: "Allora, o l'arte esprime un bisogno di libertà,
oppure l'uomo esprime nell'arte la propria libertà. Come stanno le
cose?", noi rispondiamo: "entrambe le cose sono vere" poiché
l'una non esclude l'altra. Possiamo, però, parlare di "autoconoscenza",
che è il primo passo per definire la propria libertà, seguendo
un percorso mirato a raggiungere ed esprimere quei contenuti, appunto, ancestrali
del nostro inconscio. Per noi la strada più adatta è l'arte.
Ce ne saranno sicuramente molte altre.
Per quanto riguarda la seconda contraddizione che lei ci fa notare: "se
l'arte è "libertà" creativa, come può servire
a comunicare? La comunicazione implica (e questo è il controsenso dell'analisi
semiologica dell'arte) lo stabilimento di un codice. Come si concilia la convenzione
di un codice con la libertà di espressione?", possiamo dire che
la sua interpretazione della parola "comunicare" risponde solo e
assolutamente alla logicità dei codici del mondo moderno, nel quale
ogni cosa ha una rappresentazione (codice) specifica. Quando entriamo, però,
nel mondo delle sensazioni, sulle quali si basa il Seblismo, la comunicazione
non è altro che la trasmissione e la ricezione delle stesse. Anche
senza codici stabiliti. E' soltanto un flusso di sensazioni. Vogliamo dire
che questo non è comunicare? Allora, diamo un altro nome a questa interazione,
l'essenza sarà comunque la stessa.
Quando, nel suo sito, lei dà alla poesia quella ulteriore valenza,
al di sopra della razionalità interpretativa materialista, intesa come
ispirazione o appartenente al mondo metafisico, credo stia parlando dello
stesso ambito nel quale il Seblismo colloca l'origine, l'essenza, che produrrà,
poi, a modo di fenomeno, nella cosmografia emotiva, le sensazioni.
Lei stesso appunta il fatto che nessuna razionalità, in quanto raffinata
e frazionata in una divisione infinitamente piccola, potrà mai descrivere
l'integrità del sentimento, provenga questa ispirazione dall'animo
umano, dal mondo spirituale, dall'inconscio recondito, o dalla scura metafisica.
Per quanto riguarda la limitazione che lei impone alla comunicazione, restringendola
esclusivamente alle regole codificatrici dei simboli interpretativi fissi,
potremmo aggiungere che la vastità della cosmografia sensitiva supera
di gran lunga l'immaginazione del pragmatismo accademico. Logicamente, non
verranno scritti trattati con le sensazioni, dato che esse appartengono al
contatto umano diretto, ma recuperare le risorse umane primarie, ormai perse
dall'essere moderno, mi sembra un'impresa valida.
Su questi argomenti sono stati scritti tre libri, uno in spagnolo e portoghese,
uno in italiano e un'altro tradotto dallo spagnolo all'italiano, chiaramente
non sono concetti che si possono riassumere in una e-mail. Comunque crediamo
di aver dato una minima risposta ai suoi quesiti, che valutiamo per noi molto
stimolanti.
Ricevere la sua mail ci ha anche dato la possibilità di conoscere i
suoi lavori, i suoi scritti e il progetto che state portando avanti che riteniamo
interessanti, anche per la vicinanza con le nostre idee, pur nella loro diversità.
Cordiali saluti,
Maxs Felinfer, Patricia M. Vena, Roberta Lucianetti (Integranti del gruppo
Seblie)
Replico ringraziandovi sentitamente per la risposta e il suo tono. Chiarisco
che la mia forma "critica" non vuole, o meglio non vorrebbe ma poi
lo è, essere una superbiosa contestazione del lavoro altrui. Il fatto
è che, a partire dall'età delle mie prime consapevolezze, ero
insoddisfatto, poi deluso, quindi irritato, infine infuriato contro la sciocca
quanto arrogante interpretazione ufficiale e "dominante" dell'arte,
perché le consapevolezze nascevano da un modo assolutamente diverso
di percepirla. Inoltre, in passato come oggi, avrete notato anche voi quanto
spesso il senso dell'arte è asservito a un'ideologia, materialista
o spiritualista (e io non "vedo" che le ideologie sono finite, vedo
che quella supercapitalista, consumista e spettacolarista ha sopraffatto le
altre), e quanto spesso gli artisti, i pensatori e i ricercatori che si pronunciano
a favore di "visioni" artistiche alternative o sono inglobati nella
logica commerciale e della scientificità accademica o sono "silenziati"
dai poteri della cultura dominante, a mano a mano che ci globalizziamo sul
modello americano. Allora (forse sono anch'io un integralista) vorrei che
molti uomini trovassero una salda univocità di sentimento e pensiero,
per poter contrastare la "potente" stupidità della "cultura"
artistica ufficiale. La ricerca di quella univocità mi spinge all'irruenza
che avete notato. Tuttavia il vostro "modo" e le vostre spiegazioni
mi hanno riportato alla necessità di comprendere le differenze, come
accade spesso fra me e mia moglie, che è l'altra curatrice del sito
di emèresi. A proposito, anche emèresi è una parola inventata,
e ciò mi conforta ulteriormente.
Mi consento alcune precisazioni. Il significato che attribuisco alla parola
"ancestrale" dipende dal senso che se ne dà in buona parte
della letteratura psicoanalitica ed esoterica, mentre per la parola "comunicazione"
il senso è ripreso dall'uso che se ne fa nelle stesse scienze della
comunicazione, compresa la semiologia. Con ciò voglio dire che, siccome
per essere davvero creativi bisogna superare le definizioni dei dizionari,
in quei riferimenti anch'io ho notato un pochino di irritazione da parte vostra.
Credo però che a questo punto le eventuali incomprensioni "di
tono" siano risolte, mentre per me sono chiari adesso i significati di
quel che non avevo capito. Se le cose stanno così, forse sarebbe utile
ed efficace anche una qualche forma di collaborazione, o magari di ulteriore
discussione.
Infine, nel caso aveste tempo e voglia di navigare come io continuerò
con Seblie, approfitto per segnalarvi un'altro sito web, www.sylloge.it, di
una associazione culturale che ho costituito recentemente.
Cordialmente.
Luigi Arista
Luigi Arista
Io sono Maxs Felinfer, (anche il mio nome d'arte è inventato. il mio
vero nome è Felix Norberto Ferrucci), sono il presidente dell'Associazione
Culturale Seblie e fondatore, nonché conduttore, del gruppo d'arte
Seblie.
Devo dire che la tua infuriata contro i padroni della verità mi è
piaciuta, non solo perché in essa sono contenuti tanti dei miei personali
risentimenti contro la superba cultura dominante, che, oltre ad effettuare
su di noi le castrazioni da te elencate, ci sommerge anche nel denigrante
sentimento negativo che comporta dover infuriarsi inutilmente (non so perché
immagino che qualcuno ci guarda mentre perdiamo la compostura), ma perché
mostrano più fedelmente la tua umanità, debolezze comprese.
Grazie per coinvolgermi con tanta generosità nella tua vita. Nel momento
di leggere la tua prima E-mail, prima di visitare il tuo sito, mi eri sembrato
uno della loro casta.
Per quanto riguarda il modello "NORD AMERICANO", americano degli
USA, ho protestato, senza che nesuno mi desse ascolto, con il quadro della
ruota (che puoi vedere nel sito Seblie) e con la frase che segue:
Una società che dimentica gli interessi di coloro che la compongono,
trasforma la vita comune in un travaglio inutile sia alla società che
al singolo individuo.
Nel lavoro che sto ultimando per presentare nel Museo e Pinacoteca di Teramo,
ho affrontato di petto il problema della globalizzazione che tu menzioni,
riportando l'opera all'ambito del recupero di elementi che dovrebbero essere
futuro e che si trovano ormai ad essere rifiuti. Utilizzo pezzi di computer
integrati all'espresione pittorica ecc. ecc.
Non credo sia accaduto per caso, ma per presentare l'opera ho scelto un testo
che sento è molto legato ai nostri discorsi precedenti. Te lo sottopongo.
PASSATOFUTURO
Obiettivo dellopera:
Lopera darte, strumento espressivo iniziatico nelluomo,
tende un ponte verso la nostra interiorità svelando aspetti che ci
sono sconosciuti sino a quando, nel travaglio di realizzare l'opera costruiamo
un caleidoscopio che ci ridà pezzo per pezzo aspetti di noi stessi.
La crescita interiore, la serenità, la consapevolezza di sé
sono stadi che si raggiungono, e i ponti che ci porteranno fino ad essi dovranno
essere costruiti, se necessario, con le macerie del passato. Sarà importante,
in questo evento trascendente, avere la massima lucidità per capire
lentità del nostro impegno.
Questopera pretende di prolungare la vita di un pezzo di futuro già
scartato e di esibirlo, affinché losservatore possa comprendere
lassoluta superficialità con cui tale gesto è stato compiuto.
La pretesa non è quella di sacralizzare o mistificare una scheda di
computer probabilmente funzionante o un rubinetto al quale basterebbe cambiare
la guarnizione, ma di allertarci riguardo un andamento del nostro tempo che
tende a mettere luomo nello stesso scomparto del pezzo di computer scartato.
Non é affatto semplice, una volta acquisito il vizio della pigrizia
vitale, reagire al degrado della nostra propria condizione umana. Contempliamo
impassibili come i più importanti pregi dellessere si mercificano
inesorabilmente.
Credo sia compito dellarte dare lallarme. Non soltanto per evitare
che le persone vengano trattate come rifiuti negando loro la propria dignità,
ma per svegliarle dal letargo che fa di loro degli esseri superficiali, incantati
dai fuochi dartificio che la modernità propone senza sosta. Questo
basterebbe per riattivare quellenergia essenziale che é alla
base della creazione, della comunicazione, del senso più alto dellesistenza
stessa.
Non sono così qualunquista da pensare che lopera quì
presentata sia per sé stessa il totale arco del pensiero appena abbozzato,
ma vorrei riservarmi la paternità del gesto compiuto. Per arrivare
in Cina è necessario dare un primo passo che in verità non ci
sposta poi così tanto dal marciapiede di casa. Tutto il resto verrà
come conseguenza dellesercizio che questo meccanismo decisionale comporta.
Più dignità conferiremo a tutto ciò che ci circonda,
maggiore sarà il rispetto con cui verremo trattati.
Più sensibilità avremo nella comprensione degli atti della
vita, maggiore sarà la serenità che caratterizzerà la
nostra esistenza.
Più conosceremo noi stessi, più diritto avremo di ritenerci
parte delluniverso.
Un cordiale saluto a te e a tua moglie, e complimenti per il lavoro che fate
sui siti.
Anche noi crediamo che possa essere interessante un rapporto di collaborazione.
Se volete possiamo cominciare con lo scambio dei link.
A presto
Maxs
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ROLANDO CONTENTO
Hola Maxs, voy a hacer todo lo posible por escribir
algo coherente y que se entienda de alguna manera (no, no poniendolo en
una maquina decodificadora, no).
Empecemos: Dejame pensar en voz alta (en escritura tecleada para ser
mas preciso)
1) EL ARTE ES UNA EXPRESION DEL SER HUMANO, CUALQUIER OTRA PRETENSION
ES SOLO VANIDAD.
1) el arte es una expresion del ser humano, es verdad aunque entre
nosotros la vanidad puede estar disfrazada de "expresion", que es
lo
que uno esta harto de ver en casi todas las personas, y en muchas que
se autotitulan "artistas" sin saber muy bien lo que el termino
significa.
2) PROMOVER EL ARTE COMO EXPRESION ESENCIAL DEL HOMBRE, MEJORA LA SALUD
DE LA SOCIEDAD.
Simplificando: SENSIBILIZAR EL HOMBRE, MEJORA LA SALUD DE LA
SOCIEDAD
2) De esto no tengo ninguna duda, (sacando algunos "raros" ejemplos
(que no son ni fueron tan raros de ver) en la historia de nuestra
humanidad (en muchas epocas se ha destruido arte por el bien de la
sociedad, para la entrada de un "nuevo"- nuevo- arte, que, en realidad
paso a ser arte (otra vez), pero a costa de una destruccion (PREGUNTA:
es la destruccion una forma de arte? (quizas todo arte tiene algo de
destruccion, no?, cuando esculpo algo estoy destruyendo la forma
anterior, cuando estoy haciendo una pintura con cada trazo que doy
estoy destruyendo la pintura anterior (en estos momentos estoy sobre la
idea de hacer pinturas "inconclusas" como una forma de expresion,
es
decir, encontre un estado de tension al lograr dejar algo sin terminar,
y me esta gustando, es muy fuerte, porque uno siempre quiere "terminar"
su obra, por eso me vino a la mente la frase anterior esa de
destruccion, me da vueltas y vueltas...
Entonces quizas habria que promover el arte si, pero sin destruir el
arte anterior, no? (aunque no se, ahora me acuerdo de la estatua de
Lenin cuando la tiraron y alguien saco una foto, esa foto ahora ya es
arte, se podria exponer en os museos, venderlas en las galerias de
arte, de ultima quizas el arte no fue la estatua de Lenin sino que fue
mas importante que ahi en esa epoca el hombre se expreso
artisticamente, con toda su furia, y cometio una obra de arte...(ley
numero 1), no? (Fue Neron un artista?) o fue algun "artista" el
artista
que pinto la escena de Roma en llamas?, sin la Roma en llamas no
hubiera existido esa obra., hummmm, complicado, no?, pero yo
particularmente me quedo con la idea de no romper nada, conservar todo
(Guillermina me dice que soy una rata, un topo, un roedor (ella trabaja
con ratones y dice que son los bichos mas lindos que hay sobre la
tierra, con decirte que en la oficina tiene una coleccion de ratones de
todas partes del mundo, llamese tarjetas de navidad con ratones,
titeres, tacitas, etc etc.
Entonces simplificando, si me parecebien la 2, pero no detruyendo lo
anterior (aunque sea por razones politicas).
Tambien y entre nosotros, si se empieza a sensibilizar al hombre quien
mata a los chanchos? y a las vacas?, no podrias comer esos bifecitos
que tanto te gustan...,seriamos tutti vegetarianos (yo ningun problema,
aunque si me gusta el huevo, (en omelette))
3) UNA SOCIEDAD QUE OLVIDA LOS INTERESES DE AQUELLOS QUE LA COMPONEN,
TRANSFORMA LA VIDA COMUN EN UNA FATIGA INUTIL SEA A LA SOCIEDAD COMO AL
INDIVIDUO.
La 3 es perfecta, no tengo nada que acotar, aunque no dejo de pensar
que si no hubiera sido por los pobres negros del africa que hicieron
este pais donde estoy ahora, yo no estaria aca, y por todas las manos de
obra barata, y todos los esclavos tampoco podriamos disfrutar de los
tremendos y hermosos castillos en Europa, la muralla china, las
piramides, etc, etc, es arte el arte que tiene subyacente el horror y
la sangre humana? y animal? (no me refiero a encontrar a un animal
muerto, me refiero a matarlo para una obra de arte, no para comerlo),
que bueno, supongo que eso tambien es arte, pero quizas sea arte en
culturas preparadas para no dejarse "horrorizar" por ese tipo de
cosas,
aunque entre nosotros si no hay a veces un cierto horror quizas tampoco
exista una obra de arte, me refiero a que si uno muestra algo cotidiano
y que todos ven a diario no existiria esa cosa como arte, a menos que
la tecnica de ejecucion sea algo de un virtuoso. (tambien podria
matarlo y no decirle nada a nadie) (jejeje). (y si mato a un asesino
para despues sacarle fotos?)
(Es mas dificil de lo que parecia....)
La 4) EL ARTE COMO VEHICULO EXPRESIVO NOS PROVEE UN LUCIDO ESPEJO EN EL
CUAL SE REFLEJA NUESTRA INTERIORIDAD PERMITIENDONOS CRECER,
yo pondria permitiendonos crecer como sociedad. Bueno, siempre y cuando no
jodas
al de al lado, y si el de al lado te jode?, y pensas en hacerlo
desaparecer matandolo por ejemplo, y haces arte con esa idea?, ahi te
estas expresando, vaya que te estas expresando y tambien te provee un
lucido espejo de tu interioridad, pero que pasa con esa sociedad?,
crece? quizas si, quizas no, depende de si el "otro" al cual vos
le
tenes odio te esta jodiendo (quizas te estan jodiendo porque tienen mas
guita que vos y uno no les puede robar porque son mas vivos que uno), o
quizas te estan jodiendo porque son mas fuertes y si no laburas 24
horas por dia te mandan al coliseo con los leones, ayyy, creo que la
cabeza me va a estallar de pensar tanto (eso seria una obra de arte? o
seria la pintura o mejor una foto sacada justo en el momento en que la
cabeza te esta estallando, una obra de arte?) (guauuu, seria mucha
coincidencia tener la camara de fotos preparada para cuando eso pase, y
valdria un toco de guita, aunque no para mi, claro...)
Pienso en el arte antisemita por ejemplo (en la epoca Nazi), o el arte
de los bolches en la rusia de primera hora, o en el arte de los paises
autoritarios...
Creo que uno tiene que pensar lo minimo posible y solo guiarse por sus
sentimientos (eso no se los digas a los violadores, tengo 2 hijas
mujeres...y Guillermina) y asi ir por la vida, viviendo, y dejando vivir,
matando y dejandose matar, asi es la vida, asi es el arte
quizas...alegria para algunos, horror para otros, todo es relativo,
todo esta de acuerdo para cada ser humano (hay que ver si el arte
no influencia a los animales tambien, que yo creo que si, pero
poner en la primera ley tambien valido para los animales te van a creer
loco, aunque quizas no aca en NYC donde hay sicologos para mascotas y
donde los pichichos son queridos mas que los humanos (o igual).
SIMPLIFICANDO, creo que lo que escribiste esta perfecto, me encanta,
esta visto desde el mejor y mas noble punto de vista de la vida, para
las buenas personas, para hacer de este mundo algo bello, me
encanta..., es mas, lo siento.
Chauuuuuu, besos, saludos y muchos abrazos (hubiera sido lindo charlar
de esto personalmente, ojala algun dia se haga)
RC
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OSCAR TARRIO
Las MAXSimas: me encantan y no me complicas la vida. solo me haces razonar
con la parte vacia del melón.
La 1 . Es la cruel verdad, no tiene ningún desperdicio.
La 2 . Es correcto. El problema es político. Interesa "sensibilizar"
al Hombre ?. Interesa que "sienta", "piense" ó
"razone"?. A partir de la sensibilización se abre el espiritu
y la mente. A veces creo que en América Latina siguen los espejitos
de colores, aunque seamos otro tipo de tribu. Esta se enlaza con la nº
3.
3. La sociedad se sigue enfermando, Para que algunos vendan remedios. Antiguamente
a los esclavos le pagaban con "sal", de ahí el "salario".
Con la sal te curabas heridas, era desinfectante, les dabas gusto a la comida
y la preservaba, la conservabas mas tiempo. Hoy te enferman de otra manera
y te pagan de otra forma. Te siguen vendiendo espejitos.
4 .A los que manejan los destinos de los paises les interesa que crezcamos
con el arte?. Les interesa que al común le interese el arte? . Y, querido
amigo, cuanta verdad decis en estas Maxsimas.
Me haces pensar. Y no son huevadas.
O.T.
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ALEJANDRO SCHMITT:
HE VISITADO EL SITIO. HAY COSAS QUE ME ENCANTAN:
ME GUSTA LOPARDO, VOLPICELLA, SENSACIONAL LAS DOS FOTOS DE MONICA GABRIELLI,
DE PATRICIA VENA (AUNQUE LAS INSTALACIONES EN FOTO MUEREN) ME ENCANTA LA DE
VORREI UN'ALTRA ALBA.....
ROLANDO CONTENTO ES GENIAL.
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IGINIA BIANCHI
Mi piacerebbe aprire un dibattito sulle pseudo-opere ottenute facendo finta
di dipingere su tele stampate in copisteria o con il computer. i plagi sono
molto diffusi,ho notato che molte gallerie espongono quadri copie,nell’ultima
mostra,che ho visitato,le tele erano tutte dipinte e disegnate con il computer,sono
rimasta sconcertata perché c’era anche un ritratto di un bagnante,che era
l’esatta copia di una foto di Gabriele d’Annunzio(prezzo 2000 euro).Lei apra
un dibattito per salvare l’umanità da questi brogli,ho scritto anche a “Striscia
la notizia”, ma non sono ascoltata,lei solo lo può fare perché è un vero artista.Lei
crea come ai vecchi tempi,quindi sono convinta che farà qualcosa
Cordialmente
Iginia Bianchi
IGINIA BIANCHI 2° contributo
Caro Marxs, quando per caso mi sono imbattuta nelle tue opere(tutte),non avevo
ancora letto le recensioni osannanti sulla tua arte né i dibattiti, ma ho
pensato subito a Kant ,esattamente al suo giudizio estetico,che fa parte della
Critica del giudizio: Le tue opere sono l’espressione reale dei concetti espressi
dal filosofo. l’arte deve rappresentare il sublime ,che è la simbiosi tra
il bello e il grottesco o l’orrido: Concetto che io ho sempre condiviso, ho
sempre preferito un cielo burrascoso a un azzurro chiaro, rami contorti e
piegati dal vento che a un paesaggio pastorale. L’arte di Maxs è sublime perché
trasmette tutto ciò,i colori sono l’eternità e l’infinito, gli “scarti”che
usa rappresentano la realtà della vita, il dolore ,il senso di soffocazione
della tecnologia moderna,che ci dovrebbe salvare dalla fame e dalla povertà,ma
che nello stesso tempo ci schiavizza,gli stessi bimbi parlano e si esprimono
come se il loro cervello fosse stato sostuito dalle schede elettroniche.Luigi
Arista dovrebbe leggere Il Giudizio Estetico di Kant,che ,pur essendo vissuto
nel settecento,è molto moderno.Prima di scrivere ho cercato, invano, il libro
del filosofo per riportare le sue parole ,ma ho trovato soltanto “La storia
del pensiero filosofico “(A.V.ED.SEI),id cui a pag.379 si legge:”Studiando
la natura del giudizio estetico,Kant si contrappone anzitutto a coloro che
considerano il bello,sia di natura sia di arte,come una semplice impressione
di piacere,legata a un interesse biologico e variabile da soggetto a soggetto
.Il bello è infatti un sentimento di piacere che ha pretesa di universalità.”il
bello è rappresentato come l’oggetto di un piacere universale” “il bello è
l’oggetto di un piacere disinteressato” D’altro lato,il giudizio estetico,pur
implicando universalità e finalità,non si fonda né sulla corrispondenza a
uno scopo determinato,né sulla corrispondenza dell’oggetto bello a un concetto”….
Più in particolare ,l’estetica di Kant distingue la bellezza libera,appresa
senza la presenza di alcun concetto e bellezza aderente,appresa con riferimento
a un particolare concetto(un animale,uomo,paesaggio,ecc.)Importante è inoltre
la dottrina kantiana del sublime.Sublime è ciò che è assolutamente grande.Una
cosa ci appare sublime solo quando la contemplazione estetica di un oggetto
imponente(ad esempio un mare in burrasca)risveglia in noi ,per contrasto con
la nostra piccolezza,il senso della grandezza morale,che è grande al di là
di ogni comparazione”Nell’apprensione del sublime concorrono quindi sia il
sentimento estetico sia il sentimento morale;il sublime si presenta così come
indice privilegiato della profonda armonia che sussiste fra mondo della natura
e mondo etico della ragione,tanto che il primo può diventare simbolo del secondo.”….(se
si legge direttamente il libro di Kant si capisce meglio) Per concludere l’arte
deve trasmettere qualcosa di sublime,quando si ascolta una musica ,(come quella
che ho allegato),o si vede un quadro,una foto un film(come La vita è bella”
di Benigni)e si provano sensazioni che ti scuotono l’anima,questo è il sublime:
Cordialmente Iginia Bianchi
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ELISABETTA
Rispondo alla prima proposta di Iginia Bianchi .Si è vero anche
io sono contraria ai plagi, poiché arte è creare,chiunque copia
o esegue un plagio non fa arte ed è mediocre,però sono convinta
che un vero artista sa creare anche opere stupende con l'uso del computer
o delle foto, infatti abbiamo l'arte cinematografica e l'arte fotografica
.Chiunque usa queste tecniche lo deve dichiarare.Ho visitato una mostra di
una pittrice romana al Vittoriano,di cui non voglio ricordare neanche il nome,che
aveva presentato delle enormi tele(m.3x2 e anche più, erano dei poster
giganti, presentati come quadri ad olio, noi siamo rimasti sconcertati, erano
foto, e non ci sono piaciuti, forse, se la pittrice avesse scritto sotto ogni
illustrazione la didascalia giusta, avremmo potuto apprezzare la loro bellezza
fotografica, poichè, spesso, le foto sono più belle di un brutto
quadro.
Cordialmente Elisabetta
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LUIGI ARISTA
Siete gentili, vi ringrazio dell'informazione. Il dibattito è sempre molto
interessante, può diventare proficuo, quando si hanno delle cose da dire e
si ha, però, una vera intenzione di ascoltare. Questo accadde con mio grande
piacere quando mi deste la prima risposta e ci scambiammo un altro paio di
mail con Maxs. Ora, la signora Iginia Bianchi mi consiglia di leggere Kant
perché io possa pervenire alla conoscenza che l'arte è insieme l'espressione
e il sentimento del sublime. Credo che ci siano delle ulteriori cose da chiarire,
per evitare pericolosi fraintendimenti, e forse quando troverò un po' di tempo
per la concentrazione giusta interverrò ancora nel vostro sito. Per ora mi
limito a dire che non da Kant ma da ben oltre un millennio prima (per esempio
mi riferisco al trattato "Sul Sublime", attribuito dai filologi al retore
Cassio Longino, e siamo intorno al 100-150 d.C.) si parla di questa attinenza
fra il sublime e l'arte, idea e sentimento estatico di molto superati ai giorni
nostri, per fortuna. Era necessario superarli e sono stati superati grazie
alla sensibilità e all'intelligenza di grandi artisti e menti rivoluzionarie,
che compresero, dopo il '700, quanto l'idea e il sentimento del sublime lasci
stagnare nel gioco degli specchi, nel gioco dei riflessi, nell'incantamento
e nell'illusione. Perché l'arte in realtà è pura analogia, analogia delle
cose che appartengono al totale, ed è la percezione del totale che recano,
manifestando le recondite analogie fra le cose del mondo (del creato). Chi
resta fermo al sentimento del sublime non può trovare il sentimento del totale,
che è la vera realtà del mondo (del creato). Ma qui mi fermo con la dialettica,
dubitando di poter chiarire di più in questo momento e dubitando di non potere
forse chiarire mai, perché il fiume che tanto spesso traccia le sponde opposte
delle incomprensioni è gettato sul terreno dall'imperscrutabile volontà di
un sé che desidera sempre vincere la partita. Coi discorsi, proverò in altro
modo un altro giorno. Ora, poiché avete a suo tempo visitato i miei due siti
e dunque sapete della mia scrittura, provo a spiegarmi con una poesia (è di
molti anni fa) che parla di poesia e quindi di arte.
Amore, pensiero, poesia
O amore, soggezione, bellezza
che ci assali e ci perdi, che scomponi
nell'acuto dolore dei tuoi incantesimi,
o pensiero, altare del nostro sforzo, spasimo
che vuoti e annulli il senso della vita
immaginando l'essere e il divenire,
o poesia, poesia, quando sei libera
cosa naviga davanti ai tuoi occhi
di marinaio degli immensi oceani
che si accampano dall'anima al cielo azzurro?
Grazie e cordiali saluti.
Luigi Arista
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MAXS FELINFER
Cara signora Iginia, è doveroso da parte mia ringraziare il suo apprezzamento
sulla mia opera, ma, come dice il poeta indiano Tagore, "L'elogio mi
fa vergonare perché lo mendico silenziosamente".
Non voglio con questo commento, intendiamoci, fare un'apologia dell'umiltà,
ma parlando di giudizio estetico, avrei un preciso interesse a prendere la
dovuta distanza, (anche se, nel manifesto del 1967 ho citato Kant, quando
facevo riferimento al relativismo della valenza del linguaggio) per non supportare
l'idea della verità in senzo univoco. Ho, nel corso della mia carriera
come docente d'arte, come pittore e come performante, incoraggiato l'opzione
dell'espressione libera come risorsa inesauribile di conoscenza, per cui,
il giudizio estetico ed il senso del sublime come traguardo della creazione
artistica, non occupa, secondo il mio postulato, il primo posto nella graduatoria
degli interessi dell'arte. Reitero il mio più assoluto rispetto per
le strade che ognuno intraprende per raggiungere il suo traguardo, ma per
me è importante sostenere quella che ho percorso fino ad oggi, giacché
ci credo fermamente.
"La perfezione è un mito dettato dai traguardi già raggiunti,
il futuro va forgiato con l'allegria della scoperta ed una dose necessaria
di audacia."
Cordialmente
Maxs Felinfer
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IGINIA BIANCHI replica
Caro signor Marx, l’arte e il sublime sono sempre esistiti, Cassio Longino,
Kant, Schopenhauer e tanti altri li hanno fatti propri,scrivendoci interessantissimi
libri di filosofia,quindi sono concetti che non possono essere annullati o
considerati superati,sono eterni,noi dobbiamo renderli moderni e proiettarli
nel futuro.Ieri ho visto la mostra del Futurismo alle Scuderie del Quirinale
a Roma ,e sono rimasta colpita dalla grandiosità di alcune opere,non si possono
definire belle,sarebbe troppo mediocre,l’unico termine che possa rendere l’idea
della loro grandezza ed eternità è SUBLIMI. Il sublime è libertà e sensibilità,
Arte è sinonimo di sensibilità , ,come dimostrato anche dalla poesia di Luigi
Arista:Cos’è la sensibilità?E innata oppure sono le circostanze della vita
,che rendono l’individuo sensibile o indifferente? Ecco una poesia di un mio
alunno di dodici anni,scritta in classe ,quindi assolutamente sua (Il ragazzo
aveva perso il padre da poco)
L’albero E’ fermo,immobile,
il vento non osa neanche sfiorarlo,
E’ esile il suo tronco,
sta per arrivare anche per lui la fine,
poiché ogni essere vivente,
non riesce a ribellarsi alla legge imperscrutabile del fato.
L’inverno è ormai alle porte.
Gli iniziano a cadere le foglie,
come ad un vecchio cadono i capelli,
è ormai quasi spoglio,
a guardarlo fa tenerezza.
Nel frattempo viene sommerso
Da una leggera coltre di nebbia,
che scende,scende nella penombra
di un tramonto senza fine.
(Stefano Orselli)
...........................................................Cordialmente Iginia
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MAXS FELINFER
Cara signora Iginia Mi piacerebbe, sempre che in così poche righe questo sia
possibile, fare luce su ciò che ho detto e su ciò che non è stato detto da
me. Perciò, su quella parte del suo contributo su cui no mi sono espresso
verrà, sicuramente, argomentato da chi si sia trovato in disaccordo con Lei.
In nessun momento ho messo in dubbio l'esistenza del sublime o del giudizio
estetico che fanno dell'Arte, ciò che conosciamo ciò di cui stiamo parlando.
Non ho assolutamente accennato al superamento o annullamento di tali principi
sui quali, come Lei ben dice, la storia dell'arte e la filosofia si sono occupate
per così lungo tempo da stabilire tali principi come punti di riferimento
sui quali fare leva nell'analisi di qualsiasi dibattito riferito all'oggetto
arte. Quello che ribadisco, invece, è la libertà di rivalutare l'espressione
umana, poiché di questo si tratta, con una graduatoria diversa. Per farlo,
datosi che è stato il punto di partenza di questa discussione, ripartiamo
da Kant, quando nell'analisi che questo grande filosofo affronta, nel trattare
la problematica del "nulla", si pone il problema che in partenza, nell'immaginario
collettivo, la parola "nulla" era già carica di significato, del significato
collettivo del "oggetto" "mancanza di ogni cosa". Pertanto prima di analizzare
il nulla privo di ogni contaminazione, si rendeva necessario creare un nuovo
termine, senza connotati per arrivare, così, ad una conclusione valida. Ecco,
il senso del mio commento, basato anche sul fatto che il giudizio estetico,
la comprensione della bellezza, il sublime, la comprensione della perfetta
proporzionalità dell soggetto armonico, hanno connotazioni che condizionano
la libera espressione dell'uomo.
Quando, negli anni sessanta, creai il Seblismo, mettevo in campo la assoluta
convinzione che non bisognava combattere i mulini a vento degli accademicismi
per quello che essi rappresentano, ma intraprendere la creazione di spazi
più adatti alla natura espressiva dell'uomo originario che abita in noi. Per
questo motivo cognai all'epoca la frase "L'Arte è solo un'espressione dell'uomo.
Qualsiasi altra pretesa è solo vanità." Per questo motivo all'epoca, appena
finiti i miei studi e con una carica di contraddizioni non indifferente, avendo
davanti l'invasione del POP e il dilagare del Happening, dettai le regole
per questo nuovo spazio e dissi: "OK, se considerate che quello che facciamo
non è arte, e non è avanguardia, allora noi facciamo Seblie".
A questo punto diventa opportuno rapportare il discorso all'argomento che
lei ha proposto nel suo commento sulle "pseudo-opere". Non si deve pensare
che libera espressione, cosa che il seblismo mette alla base della sua proposta,
sia sinonimo di qualunquismo, no, tutto il contrario. Il seblismo induce alla
responsabilizzazione dell'individuo sensibile a dare il meglio di sé stesso,
ad essere autentico e avere la consapevolezza che nell'atto di lasciare testimonianza
dei suoi contenuti, unici, e patrimonio della comunità, deve attingere a tutta
I'esperienza maturata nel travaglio di concepire quei contenuti. Crescita
interiore, possiamo chiamarla, anche se pure questo sia diventato un luogo
comune, utilizzato anche da chi fa quel tipo di lavoro "criticabile".
Nel portare a termine questa impressa è valido tutto ciò che ci permette di
raggiungere la materializzazione di quel proposito straordinario di segnare
il mondo con la nostra identità più profonda. Questo è trascendente, questo
è il principio più alto della creazione, giacché a partire dall'egocentrismo
primigenio, che sostiene e alimenta l'esistenza, lanciamo un segnale che ci
fa presenti nel tutto. Noi siamo parte dell'universo e anche noi facciamo
la nostra parte. Qui possiamo parlare del sublime come atto supremo dell'armonia
che esalta la piccola, misera condizione dell'uomo, di fronte alla grandezza
della creazione, perfino del proprio atto creativo. Come frenare il vortice
che si verifica nel momento di "essere", nell'atto creativo, dovendo soffermarci
nelle considerazioni di Diderot votato ad un senso così alto della armonia
che basterebbe mostrare una delle dita di un piede di un uomo per sapere che
si tratta di un gobbo?
Cara Iginia, è probabile che ciò che ho espresso sia contrastante con il mio
modo di dipingere, possiamo dire, basato sulla conoscenza del mestiere, ma
è il principio quello che conta. Io non posso fare altrimenti perché sono
stato introdotto nell'ambito pittorico a 6 anni e non ho mai smesso fino ad
oggi, ma non è questo che mi qualifica artista, oppure sensibile o addirittura
amante dell'espressione artistica, bensì il rispetto totale del contenuto
umano, l'ammirazione per ogni atto creativo e tutto ciò che comporta, compreso
quello dei "veri" cultori della concezione classica di questo mondo fantastico
al quale abbiamo dedicato la vita.
Non mi piace essere semplicemente contro, perché l'esperienza mi ha insegnato
che molte delle "porcherie", come tante che ho visto nella mia vita, possono
essere parte di un'evoluzione che più tardi ci stupisce con i suoi risultati.
Poi resta dire che preferisco tollerare le "porcherie" che certi artisti presentano
in attesa di trovare la propria strada che altre porcherie che accadono intorno
al mondo dell'arte. Sarebbe interessante portare Leonardo ad una mostra di
Braque, Picasso o Kandinsky per ascoltare sicuramente, le stesse parole odierne
che rivolgiamo alle esperienze degli artisti contemporanei. Vogliamo dimenticare
che l'Impressionismo venne definito "assassinio dell'arte"?
Secondo me, e in questo sì bisogna essere inflessibili, si deve ripudiare
l'arte fatta secondo le esigenze del mercato, l'arte promossa da galleristi
che hanno sbagliato qualche lettera del loro mestiere trasformando "il mecenate"
in "il mercenario", l'artefatta senza nessun valore perche è svuotata
dall'uomo. Questo va ripudiato senza remore e senza timore di sbagliare giudizio.
Non lo so, probabilmente quello che Lei ha visto in quella galleria era una
di quelle porcherie, ma nel senso generale del tema che stiamo trattando è
bene capire le differenze. Per me, e per questo motivo mi sono permesso di
portare la discussione su questo campo, l'arte è uno strumento di grande valore
per l'umanità per limitarlo solo a uno dei suoi aspetti, che secondo me no
è il più importante. L'arte, ottimo veicolo espressivo, ci fornisce un
lucido specchio nel quale vedere riflessa la nostra interiorità, permettendoci,
così, di crescere.
Con affetto e rispetto
Maxs Felinfer
(La poesia allega è senza dubbio estraordinaria)
P.D. Ritengo opportuno chiedervi scuse per qualsiasi incongruenza letteraria
giacché l'italiano non è la mia lingua madre.
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SERGIO SANTILI
Caro Maxs
Intervento sul dibattito presente nel vostro sito (riguardo le pseudo-opere)
che ha aperto la signora Iginia Bianchi. Ho speso del tempo a leggere e rileggere
le sue argomentazioni e tutta la discussione che ne è nata in seguito. Ho
pensato a lungo su come poter ribattere a certe considerazioni. Mentre facevo
alcune riflessioni mi sono imbattuto nel tuo ultimo intervento e sono rimasto
colpito dal fatto che sei riuscito per certi versi ad esprimere quello che
io stavo cercando di raccogliere dentro di me per poter dare una risposta
a certi quesiti. La prima cosa che risalta ai miei occhi è "l'accanimento"
verso queste pseudo-opere che naturalmente si sono solo potute intuire dalla
descrizione della stessa. Io penso che ognuno di noi ha un proprio bagaglio
di conoscenze emozioni, storie personali etc. e che non tutti gli occhi per
questo sono uguali o guardano le cose con la stessa interpretazione. Se un
pittore espone i suoi lavori in una mostra penso che sappia di andare incontro
a giudizi differenti ,a feroci critiche o a beatificazioni. Per me ci si dovrebbe
soffermare solo ed esclusivamente verso ciò che si vede e che si sente di
una determinata opera altrimenti si rischia di uscire fuori strada, fuori
dal vero significato della stessa opera che magari per chi l'ha fatta rappresenta
qualcosa. Conosco persone che fanno opere lavorando sopra foto o stampe digitali.Personalmente
a me non piacciono molto ma non per questo vado a fare una denuncia ai carabinieri.
Dietro tutto quello che si cercaffannosamente di spiegare dell' arte credo
ci sia un concetto semplicissimo che riguarda la "libertà di espressione".Sembra
una cosa talmente semplice che a volte non ci accorgiamo di quanto, specialmente
ai nostri giorni, sia una cosa molto importante e non facile da ottenere.
Ogni giorno devo stare attento a quello che dico e a come lo dico, alle mie
azioni e alle conseguenze di ciò che faccio, ma è solo quando mi trovo
nell'atto di disegnare che posso veramente sentirmi libero di dare sfogo a
tutto quello che mi passa per la testa. Per la mia esperienza personale (e
solo di quella posso parlare) dico che se mi soffermo a pensare a cosa deve
piacere o non piacere di un quadro posso stare sei settimane davanti alla
tela bianca senza riuscire a metterci sopra nemmeno un puntino. non sarei
più io a fare il quadro ma bensi io guidato da altri fattori che riuscirebbero
ad offuscare la sottilissima linea che guida la mia mano all'atto di dipingere.
Non credo che per le opere ci possa essere un giudizio oggettivo e universale
di bello o brutto. Ogni immagine può evocare in chi la guarda pensieri
e sensazioni e non necessariamente dev'essere spiegata e codificata con teorie
e richiami filosofici........il bello dell'arte dovrebbe essere che non esiste
il bello nell'arte ma solo la considerazione personale di ciò che è bello
per ognuno di noi, tutto il resto mi sembra che fa parte di logiche di mercato
che non condivido affatto Per quello che ho visto e sentito finadesso sembra
che si cerca di inserire l'arte dentro contesti e regole preimpostate, a volte
ho l'impressione che un pittore sia bravo o meno in base a quali conoscenze
ha o a quali comportamenti e regole segue. Trovo tutto questo sbagliato in
quanto per me arte vuol dire nulla, vuol dire ....................., non vuole
dire, non si tocca e non si spiega, è invisibile come l'anima, senza compromessi,illusione
di libertà anche solo per pochi minuti, godimento e indifferenza, tutto quello
che ci circonda e tutto quello che sta anche e specialmente al di fuori della
cornice. Non so se sono riuscito ad esprimermi correttamente, o se abbia detto
un mare di cazzate, in quanto per come sono tendo sempre a fuggire da certi
discorsi che non fanno parte delle mie conoscenze (praticamente nulle in questo
contesto).Vorrei spiegarmi meglio ma temo di non riuscire in quanto non ho
mai capito perchè disegno, non lo so e non lo voglio sapere, lo faccio fino
a quando mi sentirò spinto da mestesso a farlo.
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IGINIA BIANCHI
Caro signor Marxs.
con la sua ultima dissertazione lei conferma il giudizio che avevo formulato.
Sono d’accordo su tutti i concetti da lei esposti la penso esattamente anche
io così, forse non sono stata abbastanza chiara. Per ciò che concerne le pseudo-opere
mi riferivo esattamente a ciò che lei ha esposto molto meglio di me nell’ultima
parte del discorso, l’artefatta, solo per lucro, molto diffusa, spesso anche
le mostre collettive sono organizzate con lo stesso scopo,(tassa d’iscrizione,di
partecipazione,senza controllare neanche le opere che vengono inviate) Sono
convinta che bisogna parlarne molto per sensibilizzare il popolo. Quando insegnavo,portavo
sempre i ragazzi a visitare gallerie e musei;mi ricordo che ,(tanti anni fa)
nella Galleria degli A…c’erano delle signore con piccole scrivanie che vendevano
delle miniature,e,per convincere il turista che fossero dipinte a mano,davano
qualche pseudo –ritocco con il pennello,fu mio dovere farlo notare agli studenti
che le stavano già comperando:Per fortuna che ora non ci sono più.
Cordialmente
Iginia Bianchi
LUIGI DI NUNZIO |
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