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LUIGI
ARISTA
Ho visitato il vostro sito e letto i vostri intenti generali, e fra questi ho
colto alcune cose secondo me importanti. Ritengo fondamentale considerare l'arte
in funzione della "libertà" creativa, e perciò liberata
da tutte le regole preordinate o riordinate dei critici che la vogliono codificare.
La critica può cercare di capire "perché funziona" un'opera
d'arte, però non dovrebbe mai affermare "che significa". Ma
su questi argomenti c'è stato un intenso dibattito fra strutturalisti
ed ermeneutici nella seconda metà del novecento, e non è qui che
se ne possono sintetizzare gli esiti. Detto questo, tuttavia, penso che voi
dobbiate ulteriormente approfondire l'origine del vostro pensiero e il senso
di quel che fate. A meno che non sappiate esprimervi, cadete in profonde contraddizioni,
fra le quali scelgo quelle sostanziali. Prima: se l'arte sta nella "libertà"
creativa, perché si identifica con un "ancestrale" bisogno?
Ancestrale vuol dire "che proviene da antiche e permanenti condizioni di
mancanza di libertà". Allora, o l'arte esprime un bisogno di libertà,
oppure l'uomo esprime nell'arte la propria libertà. Come stanno le cose?
Secondo: se l'arte è "libertà" creativa, come può
servire a comunicare? La comunicazione implica (e questo è il controsenso
dell'analisi semiologica dell'arte) lo stabilimento di un codice. Come si concilia
la convenzione di un codice con la libertà di espressione?
Sarei grato di una risposta. Comunque complimenti per la buona volontà,
che serve sempre e che potreste mettere a disposizione dell'ulteriore crescita
di voi stessi, oltre che di chi vi segue. Saluti.
Luigi Arista
Signor Arista,
siamo lieti di aver ricevuto il suo messaggio e del fatto che lo stesso abbia
un senso ben definito, una massiccia decisione di esprimere la sua volontà
di criticare o confrontarsi con le nostre idee, elogiando e contestando i
diversi aspetti espressi nei testi riportati nel nostro sito.
Riguardo il suo commento sulla solita partecipazione dei critici nel campo
dell'arte non possiamo che trovarci pienamente d'accordo con lei, infatti
abbiamo dato una risposta ai critici molto tempo fa, dicendo: "L'arte
è un'espressione dell'uomo. Qualsiasi altra pretesa è solo vanità".
Riteniamo importante sottolineare che usiamo la parola "arte" perché
la consideriamo un'icona che dà una larga idea di cosa ci occupiamo.
Se, però, per arte s'intende soltanto ciò che proviene dalle
strutture accademiche, dalla definizione dei critici o dalle avanguardie già
incorporate nell'ambito artistico-commerciale, allora la nostra attività
sensibile si chiama "SEBLIE" o "SEBLISMO" (parola inventata).
Per rispondere alla prima contraddizione che lei riscontra nei nostri testi,
dovremmo cominiciare dalla definizione di "ancestrale". Non avendo
riscontrato tra le fonti da noi interrogate alcuna definizione che si avvicini
a quella da lei citata, le riportiamo la definizione riportata da diversi
vocabolari e dizionari della lingua italiana: "Dizionario Sandron della
lingua italiana", "Vocabolario della lingua italiana dell'Istituto
Enciclopedico Treccani", "Zingarelli" e altre fonti desunte
da internet. Tutti i vocabolari e dizionari prima citati riportano, con variazioni
non sostanziali, la medesima definizione di ancestrale: "atavico, primordiale;
caratteri somatici e psichici ancestrali, sono detti in biologia quei caratteri
che si suppone si trovassero anche nei nostri antenati". Non ultimo e
interessante la definizione che abbiamo trovato in un vocabolario web che
così definisce la nostra parola: "Atavico, riguardante un passato
remoto, spesso con riferimento a dati e a motivi della discendenza e della
tradizione sentiti come reconditi e inspiegabili, fuori dalla razionalità".
L'uso della parola "ancestrale" nel seblismo si riferisce a quei
contenuti che sentiamo, ma che razionalmente non siamo in grado di definire.
Vogliamo riferirci a quei sentimenti che all'inizio sconvolsero l'animo umano,
nel momento dell'incontro tra l'uomo e lo sconosciuto, l'incontro sopraffacente
con lo spettacolo della luna, del fuoco, dei fulmini eccetera, eccetera...
Questi straordinari fenomeni che l'uomo si trovò davanti e che risolse
nei secoli, prima attraverso rituali magico-religiosi, più tardi con
la razionalità (materialismo), riassumendo in poche parole, lasciarono
comunque dei segni nell'inconscio umano.
Alla sua domanda: "Allora, o l'arte esprime un bisogno di libertà,
oppure l'uomo esprime nell'arte la propria libertà. Come stanno le
cose?", noi rispondiamo: "entrambe le cose sono vere" poiché
l'una non esclude l'altra. Possiamo, però, parlare di "autoconoscenza",
che è il primo passo per definire la propria libertà, seguendo
un percorso mirato a raggiungere ed esprimere quei contenuti, appunto, ancestrali
del nostro inconscio. Per noi la strada più adatta è l'arte.
Ce ne saranno sicuramente molte altre.
Per quanto riguarda la seconda contraddizione che lei ci fa notare: "se
l'arte è "libertà" creativa, come può servire
a comunicare? La comunicazione implica (e questo è il controsenso dell'analisi
semiologica dell'arte) lo stabilimento di un codice. Come si concilia la convenzione
di un codice con la libertà di espressione?", possiamo dire che
la sua interpretazione della parola "comunicare" risponde solo e
assolutamente alla logicità dei codici del mondo moderno, nel quale
ogni cosa ha una rappresentazione (codice) specifica. Quando entriamo, però,
nel mondo delle sensazioni, sulle quali si basa il Seblismo, la comunicazione
non è altro che la trasmissione e la ricezione delle stesse. Anche
senza codici stabiliti. E' soltanto un flusso di sensazioni. Vogliamo dire
che questo non è comunicare? Allora, diamo un altro nome a questa interazione,
l'essenza sarà comunque la stessa.
Quando, nel suo sito, lei dà alla poesia quella ulteriore valenza,
al di sopra della razionalità interpretativa materialista, intesa come
ispirazione o appartenente al mondo metafisico, credo stia parlando dello
stesso ambito nel quale il Seblismo colloca l'origine, l'essenza, che produrrà,
poi, a modo di fenomeno, nella cosmografia emotiva, le sensazioni.
Lei stesso appunta il fatto che nessuna razionalità, in quanto raffinata
e frazionata in una divisione infinitamente piccola, potrà mai descrivere
l'integrità del sentimento, provenga questa ispirazione dall'animo
umano, dal mondo spirituale, dall'inconscio recondito, o dalla scura metafisica.
Per quanto riguarda la limitazione che lei impone alla comunicazione, restringendola
esclusivamente alle regole codificatrici dei simboli interpretativi fissi,
potremmo aggiungere che la vastità della cosmografia sensitiva supera
di gran lunga l'immaginazione del pragmatismo accademico. Logicamente, non
verranno scritti trattati con le sensazioni, dato che esse appartengono al
contatto umano diretto, ma recuperare le risorse umane primarie, ormai perse
dall'essere moderno, mi sembra un'impresa valida.
Su questi argomenti sono stati scritti tre libri, uno in spagnolo e portoghese,
uno in italiano e un'altro tradotto dallo spagnolo all'italiano, chiaramente
non sono concetti che si possono riassumere in una e-mail. Comunque crediamo
di aver dato una minima risposta ai suoi quesiti, che valutiamo per noi molto
stimolanti.
Ricevere la sua mail ci ha anche dato la possibilità di conoscere i
suoi lavori, i suoi scritti e il progetto che state portando avanti che riteniamo
interessanti, anche per la vicinanza con le nostre idee, pur nella loro diversità.
Cordiali saluti,
Maxs Felinfer, Patricia M. Vena, Roberta Lucianetti (Integranti del gruppo
Seblie)
Replico ringraziandovi sentitamente per la risposta e il suo tono. Chiarisco
che la mia forma "critica" non vuole, o meglio non vorrebbe ma poi
lo è, essere una superbiosa contestazione del lavoro altrui. Il fatto
è che, a partire dall'età delle mie prime consapevolezze, ero
insoddisfatto, poi deluso, quindi irritato, infine infuriato contro la sciocca
quanto arrogante interpretazione ufficiale e "dominante" dell'arte,
perché le consapevolezze nascevano da un modo assolutamente diverso
di percepirla. Inoltre, in passato come oggi, avrete notato anche voi quanto
spesso il senso dell'arte è asservito a un'ideologia, materialista
o spiritualista (e io non "vedo" che le ideologie sono finite, vedo
che quella supercapitalista, consumista e spettacolarista ha sopraffatto le
altre), e quanto spesso gli artisti, i pensatori e i ricercatori che si pronunciano
a favore di "visioni" artistiche alternative o sono inglobati nella
logica commerciale e della scientificità accademica o sono "silenziati"
dai poteri della cultura dominante, a mano a mano che ci globalizziamo sul
modello americano. Allora (forse sono anch'io un integralista) vorrei che
molti uomini trovassero una salda univocità di sentimento e pensiero,
per poter contrastare la "potente" stupidità della "cultura"
artistica ufficiale. La ricerca di quella univocità mi spinge all'irruenza
che avete notato. Tuttavia il vostro "modo" e le vostre spiegazioni
mi hanno riportato alla necessità di comprendere le differenze, come
accade spesso fra me e mia moglie, che è l'altra curatrice del sito
di emèresi. A proposito, anche emèresi è una parola inventata,
e ciò mi conforta ulteriormente.
Mi consento alcune precisazioni. Il significato che attribuisco alla parola
"ancestrale" dipende dal senso che se ne dà in buona parte
della letteratura psicoanalitica ed esoterica, mentre per la parola "comunicazione"
il senso è ripreso dall'uso che se ne fa nelle stesse scienze della
comunicazione, compresa la semiologia. Con ciò voglio dire che, siccome
per essere davvero creativi bisogna superare le definizioni dei dizionari,
in quei riferimenti anch'io ho notato un pochino di irritazione da parte vostra.
Credo però che a questo punto le eventuali incomprensioni "di
tono" siano risolte, mentre per me sono chiari adesso i significati di
quel che non avevo capito. Se le cose stanno così, forse sarebbe utile
ed efficace anche una qualche forma di collaborazione, o magari di ulteriore
discussione.
Infine, nel caso aveste tempo e voglia di navigare come io continuerò
con Seblie, approfitto per segnalarvi un'altro sito web, www.sylloge.it, di
una associazione culturale che ho costituito recentemente.
Cordialmente.
Luigi Arista
Luigi Arista
Io sono Maxs Felinfer, (anche il mio nome d'arte è inventato. il mio
vero nome è Felix Norberto Ferrucci), sono il presidente dell'Associazione
Culturale Seblie e fondatore, nonché conduttore, del gruppo d'arte
Seblie.
Devo dire che la tua infuriata contro i padroni della verità mi è
piaciuta, non solo perché in essa sono contenuti tanti dei miei personali
risentimenti contro la superba cultura dominante, che, oltre ad effettuare
su di noi le castrazioni da te elencate, ci sommerge anche nel denigrante
sentimento negativo che comporta dover infuriarsi inutilmente (non so perché
immagino che qualcuno ci guarda mentre perdiamo la compostura), ma perché
mostrano più fedelmente la tua umanità, debolezze comprese.
Grazie per coinvolgermi con tanta generosità nella tua vita. Nel momento
di leggere la tua prima E-mail, prima di visitare il tuo sito, mi eri sembrato
uno della loro casta.
Per quanto riguarda il modello "NORD AMERICANO", americano degli
USA, ho protestato, senza che nesuno mi desse ascolto, con il quadro della
ruota (che puoi vedere nel sito Seblie) e con la frase che segue:
Una società che dimentica gli interessi di coloro che la compongono,
trasforma la vita comune in un travaglio inutile sia alla società che
al singolo individuo.
Nel lavoro che sto ultimando per presentare nel Museo e Pinacoteca di Teramo,
ho affrontato di petto il problema della globalizzazione che tu menzioni,
riportando l'opera all'ambito del recupero di elementi che dovrebbero essere
futuro e che si trovano ormai ad essere rifiuti. Utilizzo pezzi di computer
integrati all'espresione pittorica ecc. ecc.
Non credo sia accaduto per caso, ma per presentare l'opera ho scelto un testo
che sento è molto legato ai nostri discorsi precedenti. Te lo sottopongo.
PASSATOFUTURO
Obiettivo dellopera:
Lopera darte, strumento espressivo iniziatico nelluomo,
tende un ponte verso la nostra interiorità svelando aspetti che ci
sono sconosciuti sino a quando, nel travaglio di realizzare l'opera costruiamo
un caleidoscopio che ci ridà pezzo per pezzo aspetti di noi stessi.
La crescita interiore, la serenità, la consapevolezza di sé
sono stadi che si raggiungono, e i ponti che ci porteranno fino ad essi dovranno
essere costruiti, se necessario, con le macerie del passato. Sarà importante,
in questo evento trascendente, avere la massima lucidità per capire
lentità del nostro impegno.
Questopera pretende di prolungare la vita di un pezzo di futuro già
scartato e di esibirlo, affinché losservatore possa comprendere
lassoluta superficialità con cui tale gesto è stato compiuto.
La pretesa non è quella di sacralizzare o mistificare una scheda di
computer probabilmente funzionante o un rubinetto al quale basterebbe cambiare
la guarnizione, ma di allertarci riguardo un andamento del nostro tempo che
tende a mettere luomo nello stesso scomparto del pezzo di computer scartato.
Non é affatto semplice, una volta acquisito il vizio della pigrizia
vitale, reagire al degrado della nostra propria condizione umana. Contempliamo
impassibili come i più importanti pregi dellessere si mercificano
inesorabilmente.
Credo sia compito dellarte dare lallarme. Non soltanto per evitare
che le persone vengano trattate come rifiuti negando loro la propria dignità,
ma per svegliarle dal letargo che fa di loro degli esseri superficiali, incantati
dai fuochi dartificio che la modernità propone senza sosta. Questo
basterebbe per riattivare quellenergia essenziale che é alla
base della creazione, della comunicazione, del senso più alto dellesistenza
stessa.
Non sono così qualunquista da pensare che lopera quì
presentata sia per sé stessa il totale arco del pensiero appena abbozzato,
ma vorrei riservarmi la paternità del gesto compiuto. Per arrivare
in Cina è necessario dare un primo passo che in verità non ci
sposta poi così tanto dal marciapiede di casa. Tutto il resto verrà
come conseguenza dellesercizio che questo meccanismo decisionale comporta.
Più dignità conferiremo a tutto ciò che ci circonda,
maggiore sarà il rispetto con cui verremo trattati.
Più sensibilità avremo nella comprensione degli atti della
vita, maggiore sarà la serenità che caratterizzerà la
nostra esistenza.
Più conosceremo noi stessi, più diritto avremo di ritenerci
parte delluniverso.
Un cordiale saluto a te e a tua moglie, e complimenti per il lavoro che fate
sui siti.
Anche noi crediamo che possa essere interessante un rapporto di collaborazione.
Se volete possiamo cominciare con lo scambio dei link.
A presto
Maxs
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ROLANDO CONTENTO
Hola Maxs, voy a hacer todo lo posible por escribir
algo coherente y que se entienda de alguna manera (no, no poniendolo en
una maquina decodificadora, no).
Empecemos: Dejame pensar en voz alta (en escritura tecleada para ser
mas preciso)
1) EL ARTE ES UNA EXPRESION DEL SER HUMANO, CUALQUIER OTRA PRETENSION
ES SOLO VANIDAD.
1) el arte es una expresion del ser humano, es verdad aunque entre
nosotros la vanidad puede estar disfrazada de "expresion", que es
lo
que uno esta harto de ver en casi todas las personas, y en muchas que
se autotitulan "artistas" sin saber muy bien lo que el termino
significa.
2) PROMOVER EL ARTE COMO EXPRESION ESENCIAL DEL HOMBRE, MEJORA LA SALUD
DE LA SOCIEDAD.
Simplificando: SENSIBILIZAR EL HOMBRE, MEJORA LA SALUD DE LA
SOCIEDAD
2) De esto no tengo ninguna duda, (sacando algunos "raros" ejemplos
(que no son ni fueron tan raros de ver) en la historia de nuestra
humanidad (en muchas epocas se ha destruido arte por el bien de la
sociedad, para la entrada de un "nuevo"- nuevo- arte, que, en realidad
paso a ser arte (otra vez), pero a costa de una destruccion (PREGUNTA:
es la destruccion una forma de arte? (quizas todo arte tiene algo de
destruccion, no?, cuando esculpo algo estoy destruyendo la forma
anterior, cuando estoy haciendo una pintura con cada trazo que doy
estoy destruyendo la pintura anterior (en estos momentos estoy sobre la
idea de hacer pinturas "inconclusas" como una forma de expresion,
es
decir, encontre un estado de tension al lograr dejar algo sin terminar,
y me esta gustando, es muy fuerte, porque uno siempre quiere "terminar"
su obra, por eso me vino a la mente la frase anterior esa de
destruccion, me da vueltas y vueltas...
Entonces quizas habria que promover el arte si, pero sin destruir el
arte anterior, no? (aunque no se, ahora me acuerdo de la estatua de
Lenin cuando la tiraron y alguien saco una foto, esa foto ahora ya es
arte, se podria exponer en os museos, venderlas en las galerias de
arte, de ultima quizas el arte no fue la estatua de Lenin sino que fue
mas importante que ahi en esa epoca el hombre se expreso
artisticamente, con toda su furia, y cometio una obra de arte...(ley
numero 1), no? (Fue Neron un artista?) o fue algun "artista" el
artista
que pinto la escena de Roma en llamas?, sin la Roma en llamas no
hubiera existido esa obra., hummmm, complicado, no?, pero yo
particularmente me quedo con la idea de no romper nada, conservar todo
(Guillermina me dice que soy una rata, un topo, un roedor (ella trabaja
con ratones y dice que son los bichos mas lindos que hay sobre la
tierra, con decirte que en la oficina tiene una coleccion de ratones de
todas partes del mundo, llamese tarjetas de navidad con ratones,
titeres, tacitas, etc etc.
Entonces simplificando, si me parecebien la 2, pero no detruyendo lo
anterior (aunque sea por razones politicas).
Tambien y entre nosotros, si se empieza a sensibilizar al hombre quien
mata a los chanchos? y a las vacas?, no podrias comer esos bifecitos
que tanto te gustan...,seriamos tutti vegetarianos (yo ningun problema,
aunque si me gusta el huevo, (en omelette))
3) UNA SOCIEDAD QUE OLVIDA LOS INTERESES DE AQUELLOS QUE LA COMPONEN,
TRANSFORMA LA VIDA COMUN EN UNA FATIGA INUTIL SEA A LA SOCIEDAD COMO AL
INDIVIDUO.
La 3 es perfecta, no tengo nada que acotar, aunque no dejo de pensar
que si no hubiera sido por los pobres negros del africa que hicieron
este pais donde estoy ahora, yo no estaria aca, y por todas las manos de
obra barata, y todos los esclavos tampoco podriamos disfrutar de los
tremendos y hermosos castillos en Europa, la muralla china, las
piramides, etc, etc, es arte el arte que tiene subyacente el horror y
la sangre humana? y animal? (no me refiero a encontrar a un animal
muerto, me refiero a matarlo para una obra de arte, no para comerlo),
que bueno, supongo que eso tambien es arte, pero quizas sea arte en
culturas preparadas para no dejarse "horrorizar" por ese tipo de
cosas,
aunque entre nosotros si no hay a veces un cierto horror quizas tampoco
exista una obra de arte, me refiero a que si uno muestra algo cotidiano
y que todos ven a diario no existiria esa cosa como arte, a menos que
la tecnica de ejecucion sea algo de un virtuoso. (tambien podria
matarlo y no decirle nada a nadie) (jejeje). (y si mato a un asesino
para despues sacarle fotos?)
(Es mas dificil de lo que parecia....)
La 4) EL ARTE COMO VEHICULO EXPRESIVO NOS PROVEE UN LUCIDO ESPEJO EN EL
CUAL SE REFLEJA NUESTRA INTERIORIDAD PERMITIENDONOS CRECER,
yo pondria permitiendonos crecer como sociedad. Bueno, siempre y cuando no
jodas
al de al lado, y si el de al lado te jode?, y pensas en hacerlo
desaparecer matandolo por ejemplo, y haces arte con esa idea?, ahi te
estas expresando, vaya que te estas expresando y tambien te provee un
lucido espejo de tu interioridad, pero que pasa con esa sociedad?,
crece? quizas si, quizas no, depende de si el "otro" al cual vos
le
tenes odio te esta jodiendo (quizas te estan jodiendo porque tienen mas
guita que vos y uno no les puede robar porque son mas vivos que uno), o
quizas te estan jodiendo porque son mas fuertes y si no laburas 24
horas por dia te mandan al coliseo con los leones, ayyy, creo que la
cabeza me va a estallar de pensar tanto (eso seria una obra de arte? o
seria la pintura o mejor una foto sacada justo en el momento en que la
cabeza te esta estallando, una obra de arte?) (guauuu, seria mucha
coincidencia tener la camara de fotos preparada para cuando eso pase, y
valdria un toco de guita, aunque no para mi, claro...)
Pienso en el arte antisemita por ejemplo (en la epoca Nazi), o el arte
de los bolches en la rusia de primera hora, o en el arte de los paises
autoritarios...
Creo que uno tiene que pensar lo minimo posible y solo guiarse por sus
sentimientos (eso no se los digas a los violadores, tengo 2 hijas
mujeres...y Guillermina) y asi ir por la vida, viviendo, y dejando vivir,
matando y dejandose matar, asi es la vida, asi es el arte
quizas...alegria para algunos, horror para otros, todo es relativo,
todo esta de acuerdo para cada ser humano (hay que ver si el arte
no influencia a los animales tambien, que yo creo que si, pero
poner en la primera ley tambien valido para los animales te van a creer
loco, aunque quizas no aca en NYC donde hay sicologos para mascotas y
donde los pichichos son queridos mas que los humanos (o igual).
SIMPLIFICANDO, creo que lo que escribiste esta perfecto, me encanta,
esta visto desde el mejor y mas noble punto de vista de la vida, para
las buenas personas, para hacer de este mundo algo bello, me
encanta..., es mas, lo siento.
Chauuuuuu, besos, saludos y muchos abrazos (hubiera sido lindo charlar
de esto personalmente, ojala algun dia se haga)
RC
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OSCAR TARRIO
Las MAXSimas: me encantan y no me complicas la vida. solo me haces razonar
con la parte vacia del melón.
La 1 . Es la cruel verdad, no tiene ningún desperdicio.
La 2 . Es correcto. El problema es político. Interesa "sensibilizar"
al Hombre ?. Interesa que "sienta", "piense" ó
"razone"?. A partir de la sensibilización se abre el espiritu
y la mente. A veces creo que en América Latina siguen los espejitos
de colores, aunque seamos otro tipo de tribu. Esta se enlaza con la nº
3.
3. La sociedad se sigue enfermando, Para que algunos vendan remedios. Antiguamente
a los esclavos le pagaban con "sal", de ahí el "salario".
Con la sal te curabas heridas, era desinfectante, les dabas gusto a la comida
y la preservaba, la conservabas mas tiempo. Hoy te enferman de otra manera
y te pagan de otra forma. Te siguen vendiendo espejitos.
4 .A los que manejan los destinos de los paises les interesa que crezcamos
con el arte?. Les interesa que al común le interese el arte? . Y, querido
amigo, cuanta verdad decis en estas Maxsimas.
Me haces pensar. Y no son huevadas.
O.T.
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LUIGI DI NUNZIO |
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