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CURRICULUM VITAE di Maxs Felinfer
Dall'anno 1968 sino ad oggi Maxs Felinfer
ha svolto una prolifica carriera artistica che comprende un gran numero
di mostre presentate in Argentina, Uruguay, Brasile, U.S.A., Olanda, Germania,
Austria, Ungheria e Italia; inoltre ha realizzato diversi spettacoli e
manifestazioni con la partecipazione di più discipline artistiche
conforme ai principi che danno origine al movimento SEBLIE creato dal
pittore nel 1969.
In conformità con detti principi, l'artista prende contatto anche
con la scultura, la cinematografia, la fotografia artistica, il disegno
animato, il teatro, la danza.
Nel 1983 lo scrittore Hector Paruzzo pubblica in Argentina il libro "Maxs
Felinfer, Su Tematica Pictorica" che più tardi viene tradotto
al portoghese e pubblicato in Brasile, nel quale lo scrittore presenta
ed analizza l'opera pittorica di Maxs Felinfer ed il movimento Seblista.
Nell'anno 1984, il pittore pubblica il suo libro "SEBLIE, un linguaggio"
che è stato tradoto e pubblicato in lingua italiana nell'anno 2005.
Nel 2005 viene pubblicato, in Italia, "Seblie: il ruolo dell'arte",
di Patricia Vena, Roberta Lucianetti e Annalisa Piergallini, che presenta
la storia del movimento seblista ed un'analisi dei principi e le motivazioni
che animano il lavoro del Gruppo artistico Seblie, fondato da Maxs Felinfer.
Dal 2001 fa parte del Gruppo Europeo d'Arte Contemporanea Frequenzen con
il quale partecipa a simposi e mostre in diversi paesi europei.
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"Conosco Maxs, oltre che i suoi quadri. Penso di conoscerne anche
il pensiero, per quanto di questo sia consentito conoscere al di fuori
dell'organismo che ne custodisce la fonte. E sono testimone di come la
pittura sia solo una piccola parte dell'impressionante quantità
di attività in cui riesce ad esprimersi compiutamente.
Nella sua teoria artistica, insofferente a qualsiasi costrizione ed inquadramento,
c'è il suo assoluto rispetto della tecnica pittorica che pure ritiene
necessario trasgredire per non confinare in alcuno schema precostituito
la sua espressione.
L'ho visto preparare la sua ultima mostra. Un numero di tele considerevole,
dipinte senza trascurare le decine di altre attività che occupano
le sue giornate. Poi, anche quando la mostra era imminente ed erano ancora
tante le cose cui provvedere, ha pensato bene di costruire, per ogni quadro,
con le sue mani, delle cornici realizzate con materiali recuperati da
vecchi cassetti di tipografia, porte e finestre. Ha fissato le tele ai
listelli delle cornici con vecchi chiodi forgiati a mano recuperati chissà
dove, e ha arricchito la superficie del legno di vecchie maniglie in ferro
battuto già destinate al fuoco o all'abbandono. Infine ha inserito
qua e là lungo la cornice, qualche ulteriore elemento che gli è
parso necessario a completare la sua opera. Nonostante conoscessi la quantità
di obblighi che la vita gli richiedesse e a cui rispondeva in quel periodo,
non mi è mai parso stanco. Tutt'altro. E penso di capire benissimo
perché. Proprio nel momento in cui le circostanze ambientali sembravano
interferire pesantemente con la sua determinazione di portare a compimento
il suo progetto artistico, fino a rischiare di soffocarlo, riusciva, non
solo a mantenere la tensione emotiva che il suo progetto pittorico richiedeva;
ma anche ad arricchirlo di elementi che, se non sono estranei alla pittura,
raramente acquistano per suo tramite l'evidenza che hanno nei suoi ultimi
lavori.
In questi troviamo molti innumerevoli elementi che si rendono disponibili
al dialogo tra l'opera e l'osservatore. Una tela di arte moderna possiede
sempre almeno la possibilità di aprire uno squarcio o un barlume
di infinito e quindi una nuova visione del futuro. Qui, in più,
c'è la testimonianza concreta del passato. Quello del lavoro alacre
dell'uomo che forgia i metalli o il legno. Della cronaca che ha riempito
le pagine dei giornali, annunciato eventi musicali o teatrali o politici
o sindacali. O ha disposto su pagine rilegate, ormai ingiallite e forse
dimenticate i sogni di poeti sconosciuti o riconosciuti. Che ora le maniglie
di quei vecchi cassetti di tipografia servano ad afferrare un suo quadro
per guardarlo o lasciarci guardare mentre lo appendiamo ad una parete
mi pare una piccola, geniale, trovata per inserire una espressione artistica
nel misterioso contesto della vita."
Angelo Gabrielli |
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