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NOTA INIZIALE DELLA PRIMA EDIZIONE
Mentre, nella precedente pubblicazione sulla pittura di Maxs Felinfer (*)
si stabilivano le "possibili convergenze tematiche tra un pittore ed
un poeta", in questo libro il poeta organizza solo le note che il pittore,
con tratto leggero e nervoso, ha abbozzato come se si trattasse di una ulteriore
lezione (innanzi ai suoi allievi), anche se, certamente, obbedendo ad un piano
elaborato.
Sono stato uno di questi allievi, in forma inaspettata ed occasionale, un
giorno in cui, come tante altre volte, ero presente mentre Maxs Felinfer stava
dipingendo. Egli mi mostrò, pennello alla mano, come un quadro vada
acquistando molteplici e successive trasformazioni partendo dalla "sensazione"
e cessi di essere qualche cosa di statico fino ad ottenere vita propria, cosa
che non capita con la pittura impegnata solo negli artifici formali come obiettivo.
Da ciò nacque l'idea di questo trattato.
Per questo, quando il pittore chiese al poeta, scrivendogli dal Brasile, di
redigere i loro dialoghi circa le loro rispettive materie, questi gli rispose
il 26 luglio '83:
"Riguardo ciò che mi dici nella tua ultima lettera circa il libro
da realizzare insieme, ho pensato ad una cosa migliore, ossia ad un tuo libro
con la mia collaborazione. Mi spiego: nella tua materia hai molto da dire,
come ho visto durante le poche lezioni che mi hai dato prima di andartene,
circa la creatività partendo dalla sensazione. Nel mio campo ho ben
poco da dire, giacchè Valery, Rilke e Saint-Jhon Perse si sono già
espressi meglio di quanto possa fare io. Tanto più le mie sarebbero
variazioni (detto fra noi) abbastanza misere in confronto a ciò che
questi grandi e veri poeti hanno dato alla poesia. Per questo, più
che di un dialogo fra poeta e pittore, preferisco, modestamente, se lo accetti,
essere il segretario esecutivo del tuo trattato di pittura basata sulla sensazione.
Perciò inviami ciò che vai scrivendo, più i disegni illustrativi,
così io li correggerò e li ordinerò per farli apparire
come il trattato di Felinfer con la collaborazione, in lettere piccole, di
Paruzzo."
Non ho dovuto ordinare nulla, perché il trattato mano a mano che mi
giungeva era tale e quale appare ora. E' stato solo limato e corretto. In
questa fase mi sono trovato di fronte ad un problema: quello di rispettare
i fondamenti del pensiero del pittore, senza travisarlo, per elaborarlo letterariamente.
Ciò si è risolto quando lui è tornato dal Brasile, giacché
abbiamo potuto rivedere insieme tutto il trattato, letteralmente passo per
passo.
D'altra parte ho cercato di conservare, nei limiti del possibile, il suo modo
di esprimersi, di qui alcune licenze grammaticali, in ogni caso scontate,
visto che si tratta di un trattato "seblie".
In verità, l'ideale sarebbe filmare Felinfer durante i suoi corsi.
Posso affermare, qualora la proposta fosse mai realizzata, che sarebbe un'esperienza
unica per il modo in cui dà impulso alle motivazioni creative (**).
Tuttavia, da parte mia, ho cercato di "filmarlo" letterariamente,
come se la mia prosa fosse una cinepresa.
Personalmente ed a mio modesto giudizio, penso che, a livello didattico questo
trattato sia una rivoluzione rispetto ai sistemi scolastici di insegnamento,
la maggior parte delle volte sclerotici e mutilanti, che castrano la vera
creatività, quella che il "seblismo" invita a ritrovare nelle
sue proposte.
D'altra parte, questa "Teoria delle sensazioni", farà luce
sul perché Maxs Felinfer dipinge in tal modo; da dove nasce la sua
pittura ed a che cosa mira, e questo non solo per i suoi detrattori, ma pure
per molti dei suoi incondizionati ammiratori.
Infine, non credo necessiti chiarirlo ulteriormente, questo trattato, per
l'ampiezza delle sue concezioni, va molto al di là della sfera pittorica,
perché la sua proposta è basilare per tutte le manifestazioni,
qualsiasi esse siano, dell'essere umano che dimentichiamo dentro noi stessi
e che, in ultima analisi, è l'origine ed il destinatario di tutte queste
manifestazioni.
Lasciamo però la parola al maestro...
(*) "Maxs Felinfer, la sua tematica pittorica" di Hèctor
R.Paruzzo, Edizioni "La Ventana", Rosario 1983
(**)Questa esperienza si concretizzò tramite Rene Sachino che filmò
una delle lezioni di Felinfer nel suo stesso studio.
EPILOGO
Come commento finale, farò alcune osservazioni che mi sembrano doverose.
In primo luogo questo libro non è un "trattato". Lo è
dal punto di vista che "tratta" un'argomento specifico, in questo
caso la pittura, e del suo possibile sviluppo; però non lo è
nel senso di classificare, nello stile dei "trattati-ricetta" accademici,
la "scoperta invito" che in esso si fa, con una formula comoda e
sicura da applicare, più o meno come il famoso "copione di ferro"
che tiranniggerà i vecchi direttori di Hollywood.
Per questo Maxs Felinfer non amò abbondare negli esempi, giacché
sarebbe stato come proclamare un nuovo sistema di valori, mentre l'importanza
del suo lavoro è incitare e stimolare. Per questo intitoliamo il libro:
"Seblie: un linguaggio".
Questo linguaggio, che è scoprire il proprio linguaggio e che poi si
varrà di tutti i mezzi tecnici a disposizione creati dall'ingegno umano,
è quello che si applicherà alla pittura, alla letteratura, alla
musica, al cinema, ecc..
Approfitto di questo spazio per spiegare, cosa non necessaria a chi lo abbia
letto attentamente, che il lavoro, in nessun momento disconosce la tecnica
o le tecniche; ciò che si discute è la sottomissione cieca e
l'annullamento dell'umano in nome di esse. Ogni essere dovrà ricreare
le tecniche e servirsene a partire dal suo personale linguaggio, quello che
gli è proprio e che fa che un Picasso sia un Picasso ed un Leonardo
un Leonardo.
In fine essere se stesso per sé e per gli altri, ed è ciò
che importa; non un semplice artigiano dell'arte che, applicando obbedientemente
le formule date, spegne in sé la sua condizione di vero artista.
Per questo, e nell'applicazione pratica come docente, Maxs Felinfer, trovandosi
di fronte al problema di un insegnamento accademico disumanizzato, dovette
lottare per ottenere un nuovo orientamento che tenesse conto del potenziale
creativo in ogni alunno e la possibilità di svilupparlo, non mutilarlo
in nome della tirannide delle leggi compositive scolastiche.
In questo senso posso dire, ampliando le osservazioni del prologo, che questo
"trattato" tocca le radici pedagogiche più profonde. Se posso
usare una metafora alquanto eccessiva, dirò che non è importante
spiegare i colori al cieco e convincerlo perché creda in essi, ma curargli
la vista e far che possa creare con essi. Foneticamente la differnza fra creare
e credere(*) può essere minima, però tra il dire e il realizzare
c'è un abisso, ovviamente.
Chissà che non ci accusino di enfatizzare tutto ciò, però
le opposizioni che provocano questi nuovi orientamenti ci fanno accorgere
che, disgraziatamente, il problema sussiste latente, tanto che alcune volte
ci par di vivere nell'epoca del primo salone degli impressionisti, quegli
"assassini" dell'arte, i quadri che ora si vendono a milioni di
dollari...
È evidente che la lotta contro la sclerosi pare essere eterna ed è
perciò che un libro come questo di Maxs Felinfer può essere
un nuovo assalto "al bastione ignominioso", come io definisco nelle
mie "Demistificazioni" i bastioni, interni ed esterni, che ci impediscono
di crescere.
Ettore Roberto Paruzzo
28 febbraio 1984
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