Erano sempre la stessa striscia scura delimitata al centro da una riga
tratteggiata, che sfumava continuamente alla sinistra del muso della sua
macchina, e la lina uniforme dei gard-rail che ogni tanto si allargava su
una piazzola di sosta deserta per riaffiancarsi immediatamente all'auto che
procedeva veloce. Poco dopo, un nuovo pensiero sorgeva, e quei mesi erano
dominati da una serie di problemi che sembrava infinita . Non
insormontabili, ma pesanti, e che sapeva si sarebbero protratti per un
certo tempo. Sprofondava di nuovo in mille cosiderazioni e talvolta
affiorava qualche situazione presente che si stava sviluppando o prometteva
di svilupparsi secondo i suoi desideri. La cosa gli procurava un certo
piacere ma ogni volta che si immergeva nelle piacevoli sensazioni che
sorgevano in questi casi, trovava delle relazioni con una situazione
più difficile, che, come in una spirale, lo riportavano al suo
problema principale.
E solo dopo un certo tempo si ritrovava a scoprirsi nuovamente con i
muscoli facciali più tirati, il viso lievemente abbassato e gli
occhi sollevati, pianatati sulla solita strada.
Incrociò una Renaut 4 avana che immediatamente gli ricordò
che lo stesso tipo di macchina era stata posseduta, molti anni prima da un
tecnico riparatore che un giorno era venuto a casa sua, mandato dalla
padrona di casa, a fare una revisione di routine alla caldaia del
riscaldamento. Era un uomo straordinariamente attraente. Di quelli che si
ha la consapevolezza di incontrare poche volte in molti anni e ancora
più raramente in una situazione così ravvicinata: soli in
casa, nel piccolo vano caldaia mentre gli spiegava quali erano le
operazioni necassarie ad ottenere il funzionamento ottimale del bruciatore.
Ricordava quegli occhi che lo guardavano dritto e come ci si perdeva
dentro; l'attenzione completamente assorbita dai lineamenti squadrati di
quel volto, la barba nera di qualche giorno che ne rivestiva la pelle
leggermente abbronzata, le labbra che si muovevano sensuali e gli parlavano
con voce decisa e professionalmente impeccabile. E il suo corpo era come
non l'avrebbe desiderato diverso.
- Da quando sono qui, non è mai entrato un uomo così
attraente in questa casa. - Gli disse Elder non appena quegli aeva finito
di riferirgli dello stato della caldaia. L'altro lo guardò sorpreso,
aprì la bocca per dire qualcosa ma ne trasse solo un breve respiro.
Sorrideva.
- Ho sempre avuto un debole per chi parla chiaro e senza preamboli -
replicò.
- E' tutt'altro che facile e quasi mai conveniente- proseguì Elder.
- In questo caso è lo sconvolgimento emotivo che mi provoca la tua
vicinanza ad impedirmi qualsiasi prudenza. E anche la consapevolezza che
esite una probabilità, sia pure remota, che tu provi la stessa
attrazione per me e sia incapace di esprimerla. Questo trasformerebbe una
situazione potenzialmente erotica in una disperatamente tragica,
perchè so che non ti dimenticherò facilmente e che forse
popolerai per qualche tempo il gioco breve e non pienamente soddisfacente
delle mie fantasie più private. - Questa volta il tecnico rise, poi
i suoi occhi si fecerò attenti ed annuendo lentamente
replicò, guardandolo con interesse, ed assumendo il tono di voce di
chi si immerge in qualche ricordo che sta riaffiorando lentamente alla
memoria:
- Se avessi dovuto scegliere una compagnia per la vita, prescindendo dai
caratteri sessuali, uno come te l'avrei forse corteggiato
instancabilmente.
- E se tu andassi qualche a volta a letto con qualcuno non soltanto per i
caratteri sessuali, non pensi che potrebbe essere un'interessante variante?
- L'uomo che era stato sorpreso e che via via era divenuto sempre
più cordiale gli passò un braccio intorno alle spalle, lo
attirò a sé e avvicinando la bocca al suo orecchio gli
disse:
- E se proprio sentissi, per non so quale ragione, di non farcela, e non
riuscissi a risolvere il disagio della mia incapacità di superare la
soglia di un velato ribrezzo, che non esiste nella ragione ma è
presente nei meccanismi che muovono la mia sessualità, come mi
aiuteresti?
- Probabilmente ti slaccerei i pantaloni. - Rispose Elder ridendo - Sarebbe
il modo più semplice per verificare se il tuo corpo obbedisce di
più alle tue inibizioni morali o ai tuoi istinti primari.
L'altro sembrò quasi interdetto. Quasi si sentisse attratto dal
gioco e non volesse mostrarlo troppo presto. Ma subito aggiunse:
- Infatti non sono affatto sicuro di quelle che potrebbero essere le sue
reazioni, ma non riuscirei mai a calarmi nella situazione.
- Mi permetto di dubitarne. Quello di cui sono certo è che non
è con le parole che riuscirei a convincerti. - Ormai erano molto
vicini ed Elder notò che la respirazione dell'altro era accelerata.
- Credo che ti aiuterei meglio abbassando le tapparelle e spegnendo la
luce, ma credo che tu sia sufficientemente orgoglioso da non averne
bisogno.
Per un attimo sembrò pensieroso, come se valutasse la posta in
gioco, poi con rinnovata sicurezza, gli disse:
- Andiamo a vedere se c'è aria nel radiatore della camera da letto.
- Naturalmente - rispose Elder facendogli strada.
Successivamente presero accordi per un componente da sostituire e si
salutarono amichevolmente.
Lo aveva rivisto quattro o cinque volte. Una volta vicino ad un panchetto
dove raccoglievano firme per la liberazione di un prigioniero politico in
qualche paese a regime autoritario. Lui gli disse che sua moglie era
cilena, si era rifugiata in Italia dopo che aveva avuto problemi
all'università, dove era stata considerata un elemento
indesiderabile. I suoi genitori vivevano ancora a Santiago; disse che
ormai potevano vederli solo quando loro riuscivano a permettersi un viaggio
in Italia o quando il viaggio era lui ad offrirlo loro. Lo vide ancora, una
volta con sua moglie e due bambini. Ogni volta aveva provato per lui la
stessa attrazione. Si era affievolita forse una delle ultime volte in cui
lo aveva incontrato, erano passati più di dieci anni. Il suo corpo
gli pareva ugualmente perfetto, ma la pelle del volto era meno tirata e
questo cambiava un po' i suoi lineamenti. Era anche cambiato il suo
sguardo. Gli sembrò meno sicuro di sé, o forse rapito da
qualche sopravvenuto problema.
Le situazioni correlate a quell'uomo, gli erano rapidamente affiorate e
scorse nella mente, mentre era già arrivato in città, e gli
parve di rivivere per un momento quel trasporto che aveva provato per lui
molti anni prima e si rese conto in un attimo di come a quei tempi era
capace di introdurre nella sua vita quotidiana, situazioni che
presentavano le più eccitanti premesse di sviluppo, sia fisiche che
di relazione. Per soli pochi istanti sentì quello slancio, talvolta
pieno di irragionevole speranza, che lo portava quasi a vivere, nella sua
fantasia, il pieno dispiegamento dei suoi desideri più nascosti.
Riavvertì, dopo molti anni, l'alleggerimento che produceva nel suo
essere, serenamente proiettato in una prospettiva pur soltanto abbozzata.
Rifece l'esperienza del benessere fisico che provava in quei casi e
rivisse, per il tempo di un lampo imprevisto, quel senso di ottimistica
fiducia liberatoria in cui allora si risolvevano molte situazioni
complesse.
Da molto tempo aveva cessato di concedersi questo genere di spiragli
paralleli alla sua realtà. Gli parve che questo cambiamento fosse
sopravvenuto mano a mano che era affondato nell'organizzazione della sua
vita: il lavoro e le attività ad esso connesse che avevano
progressivamente occupato uno spazio sempre maggiore tra i suoi interessi;
il costante tentativo di soddisfare quei bisogni sostitutivi dell'obiettiva
mancanza di una vita affettiva pienamente vissuta, che a sua volta lo aveva
portato ad inserirsi pienamente nel meccanismo dei bisogni indotti dal
consumismo massificante. Si vide allora indistintamente confuso in quella
massa immensa di consumatori che hanno sacrificato la costante evoluzione
interiore al preteso conforto che si acquista da qualche parte, e
poté subito confrontare gli stati d'animo che aveva prevalentemente
vissuto in quegli ultimi anni con la leggerezza che si accompagnava ai
momenti in cui si lasciava andare alle più attraenti aspettative, le
quali si generavano sempre dallo sviluppo di alcuni elementi presenti e
quindi mai del tutto improbabili.
Gli vennero allora in mente i versi di un poeta inglese in cui un padre
saggio parlava in modo lucido e accorato a suo figlio, prospettandogli una
serie di ipotetiche circostanze nelle quali, comportandosi nel modo
più appropriato egli sarebbe riuscito ad essere finalmente un Uomo,
nonchè suo figlio: "... Se saprai sognare, senza che i sogni
diventino i tuoi padroni...." diceva il passo della poesia che era
affiorato dai suoi ricordi. Era un passo che aveva letto e ascoltato
innumerevoli volte. Una poesia su cui aveva ritenuto di aver riflettuto
lungamente e che riteneva aver pienamente compreso. Eppure ora, un nuovo
aspetto, emergeva dalla sua esperienza ad arricchire ulteriormente quelle
parole. Gli sembrava essere stato facile, allora, aver potuto concordare
con il contenuto di quel verso. Quanto all'averlo pienamente compreso, si
rendeva conto di aver potuto recepire solo quanto le esperienze che fino ad
allora aveva vissuto gli avevano concesso di recepire. Solo dopo aver
perduto il significato del sogno poteva pienamente capire quanto questo
arricchisse la vita, pur senza abbandonarsi ad esso, trasfigurando la
realtà.
Sentì come, in quel momento, non solo i muscoli facciali, ma tutto
il suo corpo si era rilassato. I fattori ambientali ultimamente avversi non
erano mutati, ma una tranquilla forza interiore contrastava la tendenza a
lasciarsi dominare da essi.
Una volta a casa, riprese dopo tanto tempo la tavolozza, fissò una
vecchia tela mai utilizzata sul cavalletto ed impastò alcuni colori,
cominciando ad abbozzare una delle forme che più amava, e desiderava
anche. L'immagine prendeva contorni sempre più definiti ed in breve
occupava tutta la sua attenzione. Non esisteva altro che l'interazione tra
l'idea e il pennello che si muoveva con sicurezza sulla tela distribuendo
rapidamente i colori che si sovrapponevano al lino uniforme del fondo. Le
sue angosce, i suoi desideri più o meno autentici, che erano
all'origine di tutta la sua sofferenza, erano totalmente dissolti. In quel
momento non era più solo il contenitore di un'idea e la
capacità tecnica di raffigurarla, ma aveva piena coscienza di
esistere prevalentemente come coscienza dinamica tra il mondo come
raffigurazione e gli oggetti della realtà. Era il testimone di una
creazione continua, anche se grande solo come un'immagine poco più
che abbozzata. In questo processo egli era strumento e artefice allo stesso
tempo e sebbene anche quella notte avrebbe dormito da solo, c'era
già qualcosa in più di un desiderio confinato
nell'impossibile, dove la naturale capacità creatrice dell'uomo, si
tramuta oppressivamente in rimpianto.
Elder guidava verso casa piuttosto imbronciato. Era notte. La strada
scorreva scura, delimitata dal freddo grigio dei gard-rail che si
stavagliavano nel buio circostante, e ogni tanto si rendeva conto che i
suoi muscoli agli angoli della bocca erano tirati, le sopracciglia
aggrottate e guardava la strada con gli occhi sollevati, il viso lievemente
abbassato. Ogni volta che se ne accorgeva si rilassava, si rendeva conto
del suo umore depresso e del modo in cui il corpo si adattava allo stato
della mente, e continuava a guidare scacciado i pensieri che lo opprimevano
e concentrandosi su ciò che scorreva davanti a lui.